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Quando riceve un invito da amici
l’uomo, prima, deve sempre “sentire”

Ci sono due cose fondamentali di cui un uomo sposato da più di dieci anni deve tener presente in una famiglia classica bolognese. Due cose che fanno poi un solo concetto fondamentale: cioè che è sotto il controllo assoluto della moglie. Cioè abita in un nido che è di creazione prettamente  femminile e che non è governato da lui.

1 – L’uomo non trova le cose. “Ma insomma, non trovi niente, cercala, dai che c’è! Sei proprio un ismito”. L’uomo vagola e cerca, sa che (per esempio le forbici) sono sempre state lì, sul quel ripiano. E adesso non ci sono più. Apre cassetti, armadietti. Guarda ovunque. Niente. Poi arriva la moglie, va dritta in un posto, le prende e gliele sbatte sotto il naso: “Guarda mo’ dove sono! Non vedi proprio un c…”. L’uomo, mestamente, in cassa. La frase “Non trovi niente” è un classico nelle famiglie con matrimoni a lunga gittata. Sarà anche un fatto fisiologico, cromosomico, ma c’è un sospetto che aleggia: che le donne spostino beffardamente e maleficamente le cose. Per metterti nella condizione di non trovarle e per accusarti di rincoglionimento totale. Di qui ci si potrebbe inoltrare nel fatto che l’uomo non sa aprire le confezioni di qualsiasi cosa e la donna sì, ma questo è uno dei sottotemi conseguenti. In pratica il tutto si riduce al fatto che l’uomo viene traghettato sempre in una condizione di inferiorità.

2 – Quando l’uomo riceve un invito deve sempre “sentire”. Dice all’amico che l’ha invitato la coppia a una cena, uno spettacolo o qualsiasi cosa: “Bello! Adesso sento e ti dico”. La scena successiva è quella in cui lui dice alla moglie la cosa, e lei, che è sempre stanca (non esiste al giorno d’oggi una donna non stanca in tutta la città) risponde: “No va là. Ma vacci tu! Si dai vacci tu…io sto in casa a vedere le mie serie televisive”. L’uomo al “Vacci tu” barcolla perchè gli esplode all’interno un senso di colpa atomico che lo porta ad essere combattuto ma tendente al rinunciare all’invito. Qui la moglie, se intravvede il punto debole che è stato toccato dal suo “Vacci tu”, può piazzare la botta finale sussurrando un: “Vai tu, vai, se proprio ti casca in testa la casa…”. A quel punto è fatta. L’uomo chiama l’amico e fa: “No, guarda, siamo stanchissimi e poi deve arrivare nostro figlio da Roma, facciamo un’altra volta”. Tutto risolto, con una zecca. Risultato: quieto vivere, plaid sulle ginocchia (metaforicamente perchè adesso fa caldo) e ventesima puntata della Casa di carta.

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