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Quando uno ha i ditoni grossi
e non fa in tempo a digitare

Travolti dalla tecnologia. Bisogna essere bravissimi. E sveltissimi. Chiami il radio taxi, aspetti un anno (nei momenti di punta o di Fiere), ottieni la comunicazione e lì una voce ti dice di digitare l’indirizzo, perché in quel momento hai la priorità. Panico. Devi mettere in pausa la comunicazione, andare sulla schermata della tastierina, ti incasini, fai un pacciugo e: o metti giù la comunicazione e quindi perdi il turno e devi aspettare un’altra ora, o non arrivi in tempo a digitare quello che devi e la comunicazione si interrompe. Buonanotte. E smadonnamenti immediati. Cellulari che a volte partono verso divani o più spesso verso qualcosa di più duro, con danni irreparabili. La tecnologia ci fa saltare i nervi. Ci vorrebbe la velocità dei quattordicenni che tic e tac, coi ditini che frullano veloci, fanno tutti in un secondo. L’uomo normale, il pensionato, il nonno, ma anche il professionista di mezza età, ha i i ditoni lenti. E rimane fottuto. Anche quando controlla un conto corrente dal computer o dal telefonino. C’è un codice utente e una password, entri e se non metti i codici entro un certo tempo l’operazione si annulla. C’è gente che diventa rossa in faccia, sbarra l’occhio e si affanna a comporre il tal numero 800 eccetera, poi deve ricordarsi a memoria il numerino che ha visto poco prima e deve digitarlo. Se uno usa il ditone a cavolo e tocca un altro tasto ripassa dal via, come a Monopoli. Stessa coda succede quando chiami il gestore telefonico o Sky. Devi stare attento a digitare una serie di numeri perché prima di poter parlare con qualcuno passi attraverso a una serie di voci metalliche che ti chiedono tutto, fino a quanti peli hai nel sedere. Se sbagli numero, tipo 2 anziché 3, sei su un binario morto. E a volte, anche se hai digitato bene, la vocina ti fa: “Grazie per aver chiamato”, e la comunicazione si interrompe. Mezz’ora al vento. E sacramenti. Siamo schiavi di ditoni e tastini, di password e di pin. Se ti dimentichi un passaggio sei fuori, devi ricominciare daccapo. Ci vuole un corso. Di ditologia. Per i nonni soprattutto, ma anche per le gente di mezza età  noi. O comunque per tutti quelli che non hanno entro i ventanni. Miriamo ancora i tasti col dito come fossero il bollo centrale di un gioco di freccette. Mentre i ragazzi coi pollici vanno via che non li vedi nemmeno tanto sono veloci. Invece noi inforchiamo gli occhiali e prendiamo la mira. Ma quando abbiamo digitato è già troppo tardi. E siamo ai margini del mondo.   

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