Quanto abbiamo speso?
Prova a dire…prova a dire

“Abbiam speso…allora abbiam speso, eravamo in quattro, uno ha mangiato solo un’insalata, poi abbiam preso…e alla fine abbiam speso…prova a dire?”. I racconti del post vacanze non sono solo su quello che si è visto e sul com’è andata, ma soprattutto sulle salassate di conto beccate o sulle grandi bazze, in cui si scopre che nel tal posto, a San Rutto, un primo e un secondo costano 4 euro e mezzo, con qualcuno che dice “Mo no, davvero?” e qualcuno che non ci crede. Le bazze sono comunque sempre degli altri mentre le grandi “inculescion” subite, sono solo le nostre, chissà perché. Il sospetto è che qualcuno spari delle grandissime zecche per far abboccare i boccaloni. Come quando dici che nelle tue vacanze è piovuto molto e gli altri ribattono sempre: “Guarda, da noi è sempre stato bello, sole fisso…”. Come dire “te tì un inbezèl”. C’è però, curiosamente, un punto geografico in cui tutte le discussioni e le recriminazioni sugli euro, vanno a finire invariabilmente, da anni. Ognuno dice la sua, ognuno snocciola un prezzo, di una spremuta, di un gelato, di un frizzantino e c’è sempre qualcuno che chiude così: “…ou, comunque, un caffè in piazza San Marco sono sette euro!”. A quel punto nessuno replica, tutti tacciono perché la percentuale di quelli che hanno preso un caffè a un tavolino in piazza San Marco è molto bassa. Uno tira fuori l’esempio di Piazza San Marco perché l’ha sentito dire, più che per essersi preso la briga di andare a controllare e divulgare poi la ferale notizia. In ogni caso finisce tutto lì. In Piazza San Marco. Piazza San Marco da anni chiude la discussione. In alternativa a volte, ma solo a volte, c’è la piazzetta di Porto Cervo. “Prova a prendere una brioche in piazeetta a Porto Cervo e sono 20 euro”. Si sparano cifre pazzesche, a volte inventate (in realtà al Caffè Florian in Piazza San Marco costa tre euro al banco e sei euro e cinquanta seduti). Perché poi Piazza San Marco? Perché non davanti al Colosseo, o in Piazza di Spagna o in piazza San Carlo a Napoli? No, l’unità di misura è Piazza San Marco. Forse perché è la più bella? Questo è discutibile. Perché anche Piazza Santo Stefano è bella, e forse anche molto, e il caffè seduti al tavolino costa due e cinquanta. Quindi ci sono quattro euro di distanza fra Bologna e Venezia. Con la differenza che se vuoi andare a prendere un caffè a Venezia, costerà anche sei euro e mezzo ma ci vuole un cinquantello di benza. Fa niente. Nelle discussioni del post vacanza trionfa la frase: “Prova a dire…”. Prova a dire, nel senso che dopo l’elenco di quello che si è consumato, scatta l’indovinello. Lì devi stare basso perché sennò l’altro si deprime. Se tu dici: “Eravate in due…cento euro?”, lui mogio e deluso dirà: “No, settantacinque, comunque è molto lo stesso”. Allora è meglio dire: “Cinquanta euro?”. Così’ gli permetterete di mettere la mano dritta di fianco alla bocca e sussurrare, arrochendo la voce: “No! Settantacinque euro…”. Succede comunque che tu hai speso sempre un casino e di ritorno dalle vacanze c’è sempre qualcuno che non ha speso un cazzo, che ha mangiato con dieci euro, ha viaggiato con diciannove e novanta, ha comprato un giubbotto a cinque euro, ha preso un caffè a venti centesimi. E te sei un cretino. E, al racconto, rimani lì con lo sguardo da cocker cercando il modo di cambiare discorso. “Ah sai…sei comunque in Piazza San Marco eh?”. Questo è il giustificativo per il caffettino a sei euro e mezzo (magari dopo aver smadonnato sonoramente). E il vecchio saggio bolognese, rigorosamente in pensione, a questa frase risponde sempre così: “E què invezi alla Bolognina, il caffè costa un euro. E me a stag què. E in Piazza San Marco…i pòlen andèr a fèr dal gran pugnàtt!”.

2 Responses to Quanto abbiamo speso?
Prova a dire…prova a dire

  1. Gabriele Rispondi

    19 settembre 2017 at 09:27

    Sei il n1

  2. Gabriele Rispondi

    19 settembre 2017 at 09:27

    Sei un grande

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *