I “lavori in corso” al naso in coda quando il semaforo è rosso

rsz_auto_al_semaforoSi vede che c’è un campo magnetico. Irresistibile, impossibile da evitare. Ai semafori, puntualmente, mentre si attende il rosso, la gente si porta le dita al naso e dà il via a un’operazione di lavori in corso che sembrano quelli di un cantiere senza fine. Trivellazioni, spostamento masse, estrazioni di materiali in esubero, ricerca di pepite preziose, eccetera (si dice anche: “Staccare dei quadri”). Succede in modo inesorabile. Al semaforo. Si vede che è proprio un bisogno fisiologico. Da capire perché al semaforo, perché in macchina? Cioè, sia chiaro, la gente lo fa anche da altre parti, ma ai semafori c’è la concentrazione maggiore di questo tipo di fenomeno. Uno dei motivi può essere anche sul fatto che a Bologna i semafori durano anni, alcuni per esempio, li hanno visti sempre solo rossi. Ma non può essere solo questo. Fatto sta che le operazioni sono eseguite in maniera perfetta. Dopo l’estrazione c’è la messa in posa del reperto. Di solito è sotto al sedile. Ci sono dei sedili che negli anni presentano tracce di caccole millenarie, che formano curiose incrostazioni da mettere in mostra teoricamente (e non solo teoricamente, perché lì non scherzano e potrebbero anche farlo) anche ad Arte Fiera. Non parliamo dei volanti delle auto. I volanti di solito hanno una superficie liscia, all’origine intendiamo. Nel tempo diventano leggermente, con piccole incrostazioni, cunette, particelle in rilievo. E’ il frutto dei lavori in corso ai semafori, per cui quando uno ti dice: “Guida tu dai, che sono stanco”, magari non ci pensi e ti metti alla guida felice e garrulo. Senza pensare che stai maneggiando un oggetto dove si sono depositate le caccole del tuo amico da anni, un luogo di una certa intimità insomma. Da notare, mentre avvengono le suddette operazioni ai semafori, le espressioni assorte dei protagonisti, tutti assolutamente concentrati, con lo sguardo fisso, in avanti, come lo sguardo iroso del pollo. Le donne non sono esenti dalla questione, ma lo fanno in maniera meno smaccata: mentre l’uomo aziona il trapano con una veemenza che provoca ai tratti somatici un effetto sfigurante, la donna è più furtiva. Lo fa in modo veloce, un’estrazione flash diciamo, poi si ricompone e controlla a sinistra e a destra se è stata vista. Se qualcuno da un’altra macchina la sta guardando, spesso fa un sorrisino complice e pudico dettato dall’imbarazzo, che dall’altra parte però viene equivocato che ne vuole e scatta subito una zagnata o un inseguimento. Intanto, per capire da una statistica quanti sono i lavori in corso al semaforo, pare sia stata progettata una telecamera speciale per identificare gli autori, da sistemare accanto alle telecamere dei rossi semaforici. Si chiama “scaccolatore semaforico”. Ti registra, ti fa la foto e dopo puoi andarla a vedere al comando dei vigili. Se vuoi anche stamparti un ingrandimento, o metterla su Instagram. Bellino no? Un servizio per il cittadino in pratica. Il fenomeno è talmente diffuso che quando ti fermi a un semaforo è consigliabile non girarsi a destra e a sinistra per sbirciare nelle altre macchine, ma tenere lo sguardo fisso in avanti per evitare di entrare in diretta nei lavori del cantiere. Ma il consiglio è inutile perché anche, tu, inevitabilmente, per via di quel misterioso campo magnetico, sarai per forza impegnato negli scavi etruschi, cosa che ti isolerà da qualsiasi altro gesto. Molto diffusa è la pratica di fare queste operazioni mentre, contemporaneamente, si digitano messaggi sul cellulare. Creando in questo modo una simpatica simbiosi fra i due tipi di touch. E sui display, a volte, quando il cantiere ha lavorato duro, si può notare un senso di nebbia che a lungo andare non giova di certo al dispositivo.

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