Quei sabati pomeriggio con la fidanzatina da Zara…

Il dramma dei fidanzatini si consuma il sabato pomeriggio. Quando escono dopo una settimana di scuola e non vedono l’ora di vedersi. Lui arriva con la sua bella crestina, vestito casual, scarpone da tennis, forse un bavero alto (di qualsiasi cosa, una giacca, un giubbotto, una polo…). Lei ha studiato l’intappo per un’ora, andando in piedi sul bide` perche` lo specchio del bagno non permette di vedere dai fianchi in giu`. Ecco, si trovano. In Piazza Maggiore. Lui e` animato da propositi di qualsiasi tipo. Ma qui scatta il dramma suddetto. Lei vuole andare da Zara. O in qualsiasi altro negozio di abbigliamento di quel tipo di via Indipendenza. Lui abbassa la crestina e segue cammellando. La scena successiva e` dentro dallo Zara in questione, dove pullula di sbarbe che spulciano maglie, magliette e magline, la musica a palla e altri ragazzi cammellanti dietro alle rispettive. Il ragazzo viene presto colto da sfinimento dovendo deambulare da uno scaffale all’altro. O nelle attese sostare fuori dallo sgabuzzino dove si provano le cose e dove lei sta dentro mezzora perche`, mentre prova l’indumento, fa un giro su Facebook. Lui e` li` in piedi, come un dromedario triste. Ogni ragazza sta dentro a questi negozi in pratica tutto il sabato pomeriggio e il fidanzatino viene chiamato in questione solo per esprime un parere su un capo d’abbigliamento. Funziona cosi`: lei si accorge all’improvviso che lui esiste e gli fa: “Com’e` secondo te?”. Lui, anche se si tratta della piu` grande boiata di maglia o di pantalone, scatta col commento entusiasta: “E’ stupenda! E per me ti sta  benissimo”. L’obiettivo e` chiaro: andarsene prima possibile. E il parere positivo potrebbe sveltire la questione. Lei pero`, di solito, subito dopo fa una smorfia un po’ schifatina rimirando l’oggetto: “Mmmm…boh, forse no!”. Il ragazzo a quel punto ha un mancamento. E lei riprende a ronzare come un’ape operaia fra cestelli e scaffali. La soluzione di un acquisto puo` richiedere ore. Dopo tocca alla commessa metterci un anno a togliere cartellini e blocchi ma soprattutto a provocare l’inceppamento del rotolo del registratore di cassa o assistere al silenzio di un bancomat che non ha la linea o che da` carta scaduta. Sul volto del ragazzo si legge un “Soccmel che du maron” che sembra un neon intermittente di Time Square. Intanto intorno si muove un altro tipo di coppia: madre e figlia. Dove la figlia prova una marea di cose che le piacciono, ma la madre la blocca ogni volta dicendo che a lei non piacciono e chi osserva viene assalito dal dubbio se quell’indumento lo deve poi indossare la madre o la figlia. Ma non c’e` risposta logica e il dubbio resta. Alla fine comunque la figlia esce con una cosa che piace alla madre, la quale non potrebbe mai piu` metterla perche` ha 50 anni, mentre alla figlia fa cagare. E il sabato pomeriggio si dipana garrulo fra picchi di bile e sfinimenti fisici (anche perche` in quei negozi ci sono 45 gradi e siamo in un clima simile a quello di Mombasa). Si aggiunga che quasi sempre il pomeriggio della ragazzina in questione si incrina perche` fra i bancali ha intravisto la Titti o la Puppi o la Fra o la Cri o la Pre, che odia a livello da desiderarne la morte. E il ragazzo? Il ragazzo intanto, mentre aspettava, si e` gia` fidanzato con un’altra stando su Facebook.

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