Quel mistero buffo delle sportine delle Coop

Un sacco e una sporta. Qua è meglio dire un sacco e una sportina, perché quando si va alla Coop a fare la spesa, tutto ruota attorno alle famose sportine. Allora, se le compri costano 15 centesimi e ti sembrano carissime. La gente cerca di risparmiare sulle sportine con un accanimento che non è precisamente in linea col fatto che, senza fare una piega, spende poi 30 euro per una cover del cellulare. Va bè. La sportina è portatrice di grandi tensioni. Intanto quando tiri sul pacco se ne rovesciano cinquanta e allora ravani in terra per raccoglierle. Poi si bucano, perché sono di un materiale, non so, biodegraluquè, e sono praticamente delle carte veline che vengono forate dai prodotti confezionati,  notoriamente imballati in involucri pieni di punte più acuminate di un pugnale malese. Per cui si vede gente uscire dalla Coop abbracciano una sportina (e non tenerla per i manico) come si tiene in braccio un infante. E la merce esce da tutti i buchi. Sarà anche biodegradabile la sportina, ma fa venire su due marroni biblici. C’è chi le mette doppie o triple, ma di fronte agli spigoli delle confezioni di sughi già fatti o dei contenitori di yogurt  o di prosciutto, c’è ben poco da fare.

Altra tecnica. Quelli che fanno finta di essersi dimenticati a casa le sporte e usano quelle per la frutta (ci sono anche i cartelli che invitano a non farlo, niente). Bene. Le sportine della frutta in pratica non esistono, sono una proiezione della nostra fantasia da quanto sono sottili, invisibili e impalpabili. Figuriamoci metterci dentro qualcosa. Ne ho vista rompersi una appena infilato dentro un pacchetto di fazzolettini di carta.

Ma il serraglio delle sporte e sportine portate da casa è da mille e una notte. Quando non è sporta-Coop e cioè quelle coloratissime e resistenti, di plastica, siamo al delirio. Gente che arriva da casa con borse anni settanta con le frange, sacchetti dell’indifferenziato, borsine di tela della Cineteca, valigini da viaggio, zaini, zainetti da scuola dei figli, carriole da lavoro, trolley da bagaglio a mano con i patacchini della RyanAir, ma anche borsoni di Gucci o di Vuitton ovviamente falsi e cioè comprati in spiaggia prima di un fuggi fuggi di extracomunitari. E’ stata segnalata qualche giorno fa alla Coop di san Ruffillo una signora che si è presentata con uno di quei carrellini su cui si mettono le valigie, con legata sul ripiano una cassetta da frutta, di quelle di plastica. Una roba geniale. Messa per bene ad Arte Fiera, in un angolino giusto, magari con scritto “Interazioni e contaminazioni”, avrebbe fatto un figurone.

Questi contenitori vengono riempiti o tentano di essere riempiti nel minor tempo possibile perché c’è la fila (ma nello stesso tempo c’è da rispondere a domande sui buoni, sulla carta Coop, sul bancomat e su come sta la nonna). Sono momenti durissimi. In cui non puoi sbagliare niente. C’è chi si incarta miseramente, infila la carta Coop in un sacchetto e cerca di pagare con dei wafer (di cui comunque non si ricorda il pin). C’è invece chi imbusta tutto e paga in 5” netti. Poi alza le braccia al cielo di scatto. Come a un cambio gomme. E la vettura di Alonso riparte rombando.

One Response to Quel mistero buffo delle sportine delle Coop

  1. stefano gianfranceschi Rispondi

    17 marzo 2014 at 12:19

    tott da redder, e vai così, Giorgio!

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