Quel popolo di grigliatori e suonatori che non cucca mai

“Dai chiamiamo Pietro, che è bravissimo con la griglia!”. Di solito comincia così. “Pietro, vieni che facciamo una bella grigliata domenica se è bello?. Dai, la carne la compriamo noi da un macellaio di Budrio che ce l’ha fantastica”. E Pietro dice di sì. Perché il Pietro in questione è un “grigliatore”. La categoria è ben definita. I grigliatori sono quelli che vengono chiamati a una festa, non per simpatia, non perché sono belli o affascinanti, non perché sanno stare insieme agli altri…ma perché sono bravi con la griglia. Ora con la primavera sono richiestissimi. Ma attenzione: la categoria del grigliatore è una delle più tristi del mondo. Lui arriva e si mette alla griglia (che di solito è in disparte, un po’ lontano dalla festa, sennò il fumo dà noia). Gli viene data la carne (salsicce, braciole, pancetta eccetera), gli altri intanto prendono l’aperitivo, chiacchierano, scherzano, mettono in mostra i propri look studiati ore davanti allo specchio. Lui, il grigliatore, di solito è vestito come un detenuto alla Dozza nell’ora d’aria, solitamente in tuta, e sta tutta la sera a grigliare. Ogni tanto compare portando vassoi stracolmi di carne fumante. Il volto è paonazzo, rovente, sudato per effetto della vicinanza al fuoco. E riscompare. Non conoscerà nessuno, non avrà contatti con nessuno. Solo ogni tanto qualcuno fa un salto là alla griglia: “Come va Pietro?”. “Com’è la carne?”. Lui risponde che è buona. Oppure dà alcune istruzioni tipo: “Mangiate intanto la salsiccia che è calda”. O: “Devo fare ancora delle bistecche?”. Basta. Qualche donna in ghingheri si spingerà fino a lui (di solito è la padrona di casa con due amiche) per buttare là un: “Bravo Pietro!”. E la padrona: “Ah Pietro è eccezionale. Come fa le grigliate lui non le fa nessuno”. Pietro dal canto suo sta chino, bofonchia un grazie, ma il suo commento silenzioso è quasi sempre: “Seh, sti du maron non le fa nessuno”. Quando tutti sono a tavola a mangiare e si avventano sulla carne afferrando costoline come cavernicoli affamati, a un certo punto (ma avanti nella serata) ci sarà una voce di qualcuno che si alzerà dal gruppo: “Dai Pietro vieni anche tu a mangiare però”. “Sì, dai vieni qua con noi”, ribatte un altro. Ma il grigliatore non verrà mai. Di solito non mangia. O ha mangiato un salsicciotto in piedi mentre lavora. Quando ha finito la grigliata è stravolto e sa di fumo, chiede di andare a darsi una rinfrescata in bagno. Poi la festa sarà finita e lui saluterà gli ultimi che se ne vanno. Gli andrà grassa se c’è rimasta una fetta di dolce. E’ il suo destino. Il grigliatore non mangia. Griglia e basta. E non cucca. Un po’ come i suonatori di chitarra in spiaggia nelle feste degli anni sessanta-settanta. Quello che sapeva suonare la chitarra attorno al fuoco veniva subissato di richieste, hit del momento o canzoni d’amore, che lui eseguiva con struggimento, mentre la gente si baciava, sussurava “Che bello!”, guardava le stelle e si infrattava fra gli ombrelloni chiusi o dietro alle cabine. “Dai vieni, porta la chitarra però eh?”, gli avevano detto. “Soccia, ma è bravo!”, qualcuno diceva, fra un “fiocco” e l’altro. Il “fiocco” era il bacio. E lui riga. Zero. Cantava e suonava come un merlo. Alla fine rimaneva con quelle due o tre più bruttine, quelle che non andavano a ruba. Destino fatale dei grigliatori e dei suonatori di chitarra. Però l’applausino alla fine lo beccavano sempre. Caza vì.

One Response to Quel popolo di grigliatori e suonatori che non cucca mai

  1. pedro contartese Rispondi

    20 gennaio 2016 at 18:32

    Essendo un grigliatore e chiamato Pedro, mi sono fatto due risate insieme a mia moglie, grazie eterne a chi fa ridere.

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