Quelle povere torce umane
in ufficio il lunedì mattina

sunburn“Soccia, sei stato al mare?”. Oppure: “Soccia, hai preso del sole?”. La domanda echeggia a bruciapelo, bruciapelo nel vero senso della parola in questo caso. E’ partita la stagione dei primi week-end al mare, e dei conseguenti ritorni in ufficio del lunedì, di quelle che possono essere definite: le torce umane. Facce paonazze, viola più che rosse, occhi iniettati di sangue, colli segnati dal segno dell’abbronzatura, pelli del colore del magma di una eruzione vulcanica. L’ansia del weekend, da tento tempo agognato, dopo orrendi fine settimana piovosi dell’inverno e della prima primavera, cucina le sue vittime a fuoco lento. L’ansia del weekend, ma soprattutto l’ansia di prendere il sole. Il bolognese quando sente parlare di mare si illumina. “Vai giù sabato?”. Sì perchè si va “giù” al mare. E non si capisce come il mare possa essere “giù” in quanto, molto spesso, è di fianco nella cartina geografica. Ma si va giù. Non si vede l’ora. Giù verso il mare, verso la sabbia, verso il sole, verso il gnoccame della riviera. Lettino e zac, a rosolare al sole, fino alla morte. E al lunedì arrivano in ufficio i reduci dalla battaglia di Algeri. Oltre alla faccia, sono in fiamme nell’ordine i colli, i gomiti, le ginocchia e le caviglie. E allora si vedono quei mocassini che l’uomo insiste a portare d’estate senza calze, ripieni di piedi gonfissimi, per via delle caviglia in fiamme. Il mocassino fa un male boia e negli uffici si vedono molti piedi, sotto le scrivanie, che respirano e si strusciano fra di loro disperatamente, con il mocassino lì a fianco, strumento di tortura lasciato momentaneamente in disparte. Poi ci sono quei colli di camicia che appena toccano la pelle la fanno ululare. La domenica notte è quasi sempre un incubo, in cui il cuscino diventa un boiler rovente e ogni movimento sul lenzuolo provoca orrendi spasmi. Quindi il lunedì, una volta in ufficio, oltre a quelle facce fritte, si vedono anche occhi pesti, rossi e pieni di sonno. Ogni impiegato che si rispetti (e che rispetti il rito del weekend) ha nel cassetto della scrivania scorte infinite di Nivea. Ogni tanto spalma, idrata, o meglio, prova a idratare perchè quando le fiamme sono così alte non esiste possibile di domare l’incendio. Funziona meglio (ed èpresente spesso anche lui nei cassetti) il sempre valido Prep, rimedio antico che serve ad attenuare l’inferno. Il famoso inferno del girone dei niveati. Ma attenzione perchè questi contrattempi del lunedì sono quasi esclusivamente relativi agli uomini. Sono loro che non stanno attenti, che dimenticano la crema, che non la mettono o la mettono male. Le donne del lunedì mattina in ufficio, non sono rosse. Sono abbronzate. E c’è una bella differenza. Abbronzate anche bene, nel senso che la protezione 5000 che hanno messo è stata sapientemente mixata con momenti di altre gradazioni di crema, per cui le donne sono nere, nel senso buono e giusto del termine. Anche la loro gamba è perfettamente abbronzata e caracolla su tacchi eleganti, sotto al taierino giusto. La loro caviglia è perfetta, non è in fiamme. Non urla dentro a un mocassino dal bordo duro che ha un effetto sega sulla carne martoriata da sole. Chiaro che il fenomeno è tipico di questi primi week-end. Fra poco anche le torce umane avranno fatto la base e, nelle successive settimane, passeranno indenni all’incendio. Un altra figura che al lunedì è abbronzato e non bruciato, è solitamente quella del capoufficio, che non può permettersi di fare la figura della torcia umana per dignità e ruolo. Per cui la sua abbronzatura è sempre corretta anche perchè la base l’ha fatta un po’ di tempo prima, ai Caraibi o alle Maldive. Quindi la botta di sole per esempio di Gatteo Mare non gli fa praticamente un baffo (ammesso che vada a Gatteo, cosa di cui si può facilmente dubitare). Intanto comunque si attendono le prime spellature, conseguenti alle facce e ai corpi ustionati. E ci sarà un bel da grattarsi durante la settimana. Cosa che darà un po’ fastidio ai colleghi ancora biachi.

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