Quelli che la vita l’è bèla

Quelli della zona 11 Via “Lomella” e piazza Adigrat. La Milano che si rilancia nel dopoguerra, la Milano che respira, che crea e che vive attraverso i suoi protagonisti, la Milano della nebbia, di San Siro, inteso come stadio o inteso come ippodromo. La Milano del linguaggio nuovo, geniale e all’avanguardia di Beppe Viola, giornalista e scrittore (ma anche grande scommettitore e gran curioso di roba surreale, di gente di periferia, di operai, ladri, prostitute e gente che si inventava qualcosa per far venir sera) e di un altro compare di giochi, di guizzi e di lampi nel grigio di una Milano grigia, Enzo Jannacci, orchestrale, musicista, uno di traverso al mondo, alle canzonette e a tutto il resto. Attingendo dai libri di Beppe Viola come “Quelli che…”, come “L’Incompiuter”, e da quello di Marina Viola come “Mio padre è stato anche Beppe Viola”, Giorgio Comaschi, attore, scrittore e giornalista (non a caso vincitore del Premio Beppe Viola per il giornalismo sportivo nel 1994) e Alessandro Pilloni, attore e autore di testi teatrali, rileggono la storia. Sulla scena, attraverso il mondo di Beppe Viola e di Jannacci, nasce uno spaccato di una Milano affascinante, una Milano che non c’è più, ma anche di una Milano che ha lasciato un segno indelebile nel linguaggio teatrale, comico e televisivo. Il tutto condito da immagini della Milano dei tram, delle fabbriche, degli anni ‘60 per captarne meglio il profumo. Dialoghi a due e monologhi, le parole di Viola da recitare o da raccontare, il giornalismo di quegli anni, il Milan, Rivera, Bruno Pizzul, Cocchi e Renato, e i personaggi minori, rigorosamente “difettosi” come amava Beppe e come amava Enzo. Pochi oggetti sulla scena, due cartoni, una televisione, una macchina da scrivere, il tavolino di un bar. E il testo. Il testo di uno più dei grandi rivoluzionari del linguaggio comico e giornalistico italiano. Ironia. Ironia allo stato puro per un’ora e un quarto. E la voglia di riascoltarsi e di farci raccontare da Beppe Viola, cosa si sono persi quelli che non c’erano.

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