Quelli che pagano il conto e gli altri fanno finta di offendersi

Ci vorrebbe una laurea. Una laurea per una clamorosa abilità di certe persone di riuscire a pagare il conto al ristorante senza che gli altri se ne accorgano. Inafferrabili, indecifrabili, veloci come dei ladri professionisti. Scattano come dei mamba, invisibili, scaltri, felpati.
E non lo fanno al momento del conto dicendo “Faccio io” che dopo gli altri cominciano la classica “gnola”: “Ma nooo, daai, cosa fai eccetera…” (che poi è quasi sempre una gnola finta perché non si vede l’ora che un altro paghi). Scelgono invece la versione quatta, quella che ti mette di fronte al fatto compiuto. Se ci fate caso sono pazzeschi. Anche se li controlli secondo per secondo, non c’è niente da fare, alla fine ce la fanno. I sistemi noti sono:
1 – Si alzano dicendo: “Vado in bagno”. Qualcuno si fa addirittura una padella finta nella camicia e dice: “Vado a chiedere il Viavà”. Poi va a pagare.
2 – “Vado fuori a fumare”. Se viene qualcun altro vai con il piano B: mentre si è fuori “Scusate un attimo” e si va in bagno da lì. A volte qualcuno viene sgamato: “No eh? Non far l’asino…”. E loro ti guardano strabiliati: “Iiioo? Cosa? Vado in bagno, non si può? Vuoi venire a controllare?”. Poi fanno la finta e si fermano alla cassa.
3 – Danno la carta di credito al ristoratore appena arrivati. Così stanno seduti tutta la cena. E quando arriva il cameriere alla fine per la firma, gli altri pedalano già con dieci minuti di ritardo. Scatta il solito “no dai, no dai…”.
4 – Si fanno squillare il telefono, si alzano a rispondere, dicono “scusate” e si allontanano fingendo di parlare con qualcuno. Appena girato l’angolo sono gia’ alla cassa.
5 – Si ricordano di aver dimenticato una cosa in macchina o di dover andare a mettere le monetine nella macchinetta del parcheggio. A qualcuno viene il dubbio quando si ricorda che il tizio e’ venuto in moto.
Cosi a fine serata la solita scena. Gli altri che dicono: “Va be’ andiamo dai, chiediamo il conto? Cameriere! Il conto!”. E lui: “Gia’ fatto signori”. E allora va in onda la commedia. “Chi e’ stato?”, ma si sa benissimo. Anche perche’ il pagatore di conti e’ gia’ li’ che si sforza malamente di stare serio. “Sei stato te?”. “Io? No. E quando? Son sempre stato seduto”. Magie di professionisti. Le frasi che seguono sono da copione. “No, no, no!” (con tono fintamente incazzato), non puoi fare cosi’, stavolta no, dicci quant’e’. Facciamo alla romana!”. La famosa “romana” e’ una boiata immane, retaggio degli studenti anni settanta. Tipo quella del “dividiamo la benza”. Si chiude con il pagatore che dice: “Staltravolta!” (tutto attaccato). E gli altri dopo aver fatto quella resistenza minima di cortesia fanno finta di arrendersi: “Oh…a buon rendere!”. Ecco “a buon rendere” e’ una frase arcaica che si dice solo in quei casi li’. Ma cosa vuoi rendere? Sta ban zett va la’. Cl’e’ ande’ fata ban”.

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