Quelli che quando devono scendere si preparano mezz’ora prima

Domanda: ma il viaggiatore è ansioso di natura? A giudicare da quando inizia a prepararsi in treno per scendere la risposta non è solo sì, ma anche che forse c’è bisogno di qualche calmante o di un intervento di uno bravo. Esempio: Freccia Rossa, Bologna-Roma. Appena dai finestrini del treno, dopo aver attraversato un lungo tratto di campagna, cominciano a sgranare agglomerati di case (e siamo ancora suppergiù a Tor di Quinto quindi a un quarto d’ora circa da Roma), zac, alè, il viaggiatore comincia ad alzarsi. “permesso”, dice, se è incastrato dalla parte del finestrino. Poi inizia a tirare giù il bagaglio, butta nel cestino le cartine, guarda se si è scordato qualcosa e si mette in coda nel corridoio. Questa operazione viene fatta automaticamente dal 98 per cento dei viaggiatori che devono scendere a Roma. Risultato: una truppa cammellata di gente in piedi per venti minuti, per cosa? Il bello è che se li guardi danno anche lievissimi segni di impazienza. La scena è più o meno identica anche quando il treno sta per arrivare a Bologna. Se si arriva da Milano ci si comincia ad alzare più o meno a Modena. Se si arriva a Bologna da Roma ci si agita subito dopo la galleria lunga, circa a Monzuno. E a telefonare dicendo: “Sto arrivando”. Qual è il motivo per il quale il viaggiatore si alza venti minuti prima e si prepara per scendere? Proviamo a intuire. Ha paura di rimanere sul treno? Non sa che il treno si ferma almeno due o tre minuti e che, in due o tre minuti, esce, se vuole, una fila di soldati di ritorno dalla campagna di Russia. Più Iva. Ha paura di trovare la coda ai taxi? La moglie a casa ha già messo giù la pasta? Gli piace stare in piedi venti minuti con i bagagli fra le gambe? Gode a intasare il corridoio per cui, se uno ha la pipì a venti minuti da una stazione, non riesce a andare in bagno perché murato? Perché quest’ansia? Siccome adesso c’è l’alta velocità e da Firenze a Bologna ci vuole mezzora, significa che è meglio stare in piedi nel corridoio già da Firenze, perché non si sa mai. L’ansia coinvolge anche, se ci avete fatto caso, quelli che devono prendere l’aereo. Appena apre il gate zac, tutti in fila in piedi per mezzora. A volte anche molto prima che apra. C’è paura che l’aereo parta senza di te? Com’è che quelli che stanno seduti fino a quando la fila si è ridotta a 4-5 persone, riescono a prendere l’aereo lo stesso? E’ bello stare in piedi mezzora? Forse sì. Stando in piedi in attesa che apra il gate, ci si può lamentare della coda. Ed è bello. L’ansia del viaggiatore forse sta anche nel fatto che non vede l’ora. E per vederla, questa benedetta ora, fa di tutto. Anche quando l’aereo arriva e suona il plin delle cinture di sicurezza, alè, tutti in piedi, intasati come sardine coi bagagli fra i marroni che deve ancora arrivare la scaletta.
Un altro caso è quando uno è in macchina, sta tornando a Bologna, dopo Modena a Sud a un certo punto vede il puntino luminoso di San Luca. Se qualcuno, in quel momento, gli telefona e gli chiede “Dove sei”, risponde: “Son già arrivato, son già sotto San Luca”. Invece è a mezzora. Perché uno in macchina dice sempre che è più avanti di dove in realtà è? “Son già a Bologna, fra un quarto d’ora son lì”, ed è a Sasso Marconi. “Sto per imboccare i viali”, ed è ancora alla rotonda di Casteldebole (nella coda sullo stradone, quella delle cinque e mezza). “Sono qui, arrivo”, e non è lì ma ancora a due chilometri. Perché? Non si vede l’ora? Si è sempre in ritardo e si vuol fare credere che il ritardo è piccolo? “Puoi buttare la pasta Maria, sto arrivando”. E intanto sfila dal finestrino della macchina il cartello “Bologna chilometri 15”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *