Risse di ciappinari in ferramenta

Può scattare come ridere, in un attimo, con conseguenze devastanti. Il dibattito in ferramenta. Di solito parte come una discussione qualunque per poi trasformarsi in un summit mondiale. Esempio: uno entra e chiede al commesso: “Dovrei mettere due mensole d’angolo che supportino una staffa a cui vorrei applicare una tenda che chiuda l’ingresso di un ripostiglio”. Badate che questa è una richiesta semplice. In ferramenta ce ne sono di ben più complesse a riprova che la gente in casa (o in cantina) sta probabilmente costruendo marchingegni spaventosi e raffinatissimi con cui un domani punterà alla conquista del pianeta. Alla domanda di cui sopra il commesso risponde: “Le do due tasselli ma dipende quanto pesanti sono le mensole, poi deve usare quattro chiodini a invito che supportino il bordo della staffa e la tenda la deve applicare con anellini a scorrimento…”. Il signore che ha fatto la domanda (e che he non capisce un’acca di quelle cose)
fa la faccia da coker e tira giù le orecchie. Ma viene tolto subito dall’imbarazzo da due signori in tuta che stavano aspettando il proprio turno. Uno dei due fa: “Sì ma bisogna vedere l’incidenza del muro sull’angolo acuto delle due mensole, allora bisogna valutare che tipo di supporto a elle ci vuole”. L’altro di fianco: “…allora ci vogliono anche delle anelle incastonate in una staffa supplementare al muro che aiutino il bastone della tenda a star dritto”. Alè. E’ finita. Un signore dall’aria distinta poco più in là si aggiunge: “Mi scusi sa, ma come può pensare che due tasselli possano reggere il peso di due mensole se di fianco devono sostenere anche una tenda?”. “Lei non ha capito niente”, dice un tizio piccolotto con la tuta sporca di vernice, probabile imbianchino, “li ci vogliono dei dadi del 6!”. La frase è come una mazzata. Salta su una signora insospettabile che stava guardando uno stendino: “Per me bisogna andare di brugola, altro che. All’Ikea han solo delle brugole, con quelle si fa tutto”. Il signore che aveva chiesto inizialmente il consiglio si guarda attorno come fosse in un cinema multivision. Qua e la` partono le prime offese, a cui si accoda il commesso che perde le staffe (anche se le staffe in questo caso sarebbero servite) e dice: “Te non capisci niente, non io! (rivolto a qualcuno ma non si capisce a chi), alle dodici e mezza ti aspetto fuori!”. Piovono insulti. Il vociare adesso dentro al negozio e` al massimo dei decibel. Qualcuno pensa di chiamare l’Arpa ma forse incasinerebbe le cose. Il capannello si anima quando arriva un fattorino che fende la calca urlando “Peeermessoo!” spingendo un carrello a due ruote con sopra tre scatoloni enormi (un classico).
Alla fine non si capisce come va a finire perche` il caos e` inenarrabile. Una signora che aveva comprato delle frobicine esce dicendo: “Ma dove siamo finiti, Bologna com’e` cambiata!” (un altro classico). E il signore della prima richiesta esce mogio sgattaiolando fra gli avventori sbraitanti commentando laconico fra se e se: “Mo me aveva soul da muntèr una tànda…!”

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