Sbadigli smisurati di donne e caccole di automobilisti

Insomma. Un minimo di contegno, signori! Quando si pensa di non essere visti crolla l’impalcatura, come niente, basta lasciarsi andare, non pensare, distrarsi un attimo. Una signora elegante, l’altra mattina in piazza Galvani, li` dai fittoni davanti a Zanarini (fittoni cuginetti di quelli messi davanti alle Due Torri, ancora non propriamente fallici perche` piu piccolini, ma dategli tempo…). Una signora di fresca abbronzatura estiva, con il capello mosso e ben pettinato, permanentato splendidamente, tailleur, scarpa di classe, tacco medio. Sta aspettando qualcuno. Guarda l’ora. Ha una borsa raffinata, di marca. A un certo punto la sua bocca si apre e si spalanca in uno sbadiglio colossale. Ma la sua bocca non si apre in modo normale, l’apertura e` smisurata, peggio di quella che si fa quando il dentista ti dice: “apra grande”. Una caverna. Forse da quella caverna esce anche un suono, ma da distante non si sente. Di solito il suono e` quel rantolo breve e intermittente, che si emette quando si sbadiglia a bocca spalancata. Da nonni in poltrona a metà pomeriggio. Lo sbadiglio e` un’espressione smodata e smisurata, in grado di sgretolare una persona, di mutarne i tratti somatici, di stravolgerne l’aspetto. Uno sbadiglio di quel genere (molti, fateci caso, sbadigliano in pubblico, cosi’, senza mani, senza rete, senza ritegno) puo` trasformare una donna di classe, una meravigliosa ragazza ventenne, un affascinante prefessionista sui trenta o un distinto e compito signore sui cinquanta, in un selvaggio del Gabon. Solo che il selvaggio del Gabon, e qui sta la differenza, non e` davanti a Zanarini. Ma su un albero del Gabon. Dove anche se lo vede un collega se ne sbatte. Uno sbadiglio puo` far crollare un mondo, aprire una voragine ancor piu` grande di quella bocca orrendamente spalancata. Il crollo. La caduta degli Dei. Il baratro dei fighetti. L’abisso delle fighesse. Insomma, un po’ di contegno, su!

Seconda scena. Macchine ferme a un semaforo. Ecco. Cercate di non guardare dentro alle altre macchine, per carita`. Perche` la gente quando e` ferma a un semaforo, automaticamente, come un meccanismo perfetto, infallibile, si scaccola. Signori distinti e signore eleganti, giovani e vecchi, guidatori extracomunitari di Ducato, qualsiasi categoria. Lo fanno senza remissione pensando di non essere visti. Ma perche` in macchina? Perche` non sulle scale, in ascensore, in toilette o chinandosi con una scusa sotto la scrivania? No, in macchina. Di solito l’operazione si compie lì. E anche in questo caso, il look piu` ricercato, la scelta di abito e di stile piu` raffinato, l’aplomb piu` di classe, crollano con fragoroso suono, come venti scatoloni di latta giu` per una scala di ferro. “Ou, lu le` al staca di quèdar” (ou, lui li stacca dei quadri), dicono i vecchi bolognesi quando vedono la scena. Anche qui le smorfie, i volti, i tratti somatici sono immagini apocalittiche. Lo scaccolamento in macchina e` una delle pratiche piu` diffuse e rigorose. Tanto che al confronto i cantieri dei lavori in corso, a livello di trivellamento, fanno scappar da ridere. Ecco il motivo per cui non bisogna mai toccare il volante di una macchina che ti presta un amico prima di averlo sterilizzato. E guai mai a passare la mano sotto a un sedile per alzarlo o abbassarlo (specie in una macchina a noleggio) perche` i livelli di fossilizzazione nel tempo possono diventare minerologicamente straordinari e pericolosi allo stesso tempo.

Sbadiglia una signora, si scaccola un autista, si sveglia a poco a poco tutta quanta la citta` (sull’aria di Vecchio Frack). Insomma…un minimo di contegno, signori!

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