Scusa è lunedì e sono un po’ rincoglionito

Scena tipica del lunedì mattina. Verso le 10, quindi non prestissimo. Una cartoleria. Vai al bancone, c’è un commesso giovane, dall’aria un po’ impastata. “Vorrei un quadernone a quadretti”. Lui si sposta dal bancone e va verso uno scaffale. Dopo un attimo si gira con gli occhi stretti in un’espressione confusa e fa: “Cosa mi ha chiesto scusi? Un blocco a righe?”. “No, un quadernone a quadretti”, rispondi. E lui: “Ah già, mi scusi”. E mentre cerca il quaderno borbotta: “…ma al lunedì sono un po’…”. E la frase muore in sospensione nel nulla. Eccolo di nuovo al banco. Appoggia il quadernone. Lo sfogli e ti accorgi che è a righe. “Mi scusi, è a righe”. E lui: “Nooo, scusi, adesso rimedio subito, ero soprapensiero. E’ che al lunedì…”. Va a cambiare il quaderno mentre tu aggiungi: “E poi mi serve anche una biro blu, di quelle normali”. Il ragazzo si stacca dallo scaffale col quaderno in mano e va verso altri ripiani posizionati al centro del negozio. Poi, come folgorato da un dubbio atroce, si blocca, si gira verso di te e fa: “Cosa mi ha chiesto scusi? Che sono un po’….”. “Una biro blù”. “Ah è vero, una biro blù”, poi con l’aria sognante e lo sguardo perso nella pianura della Bielorussia prende la biro blù e torna al banco. “A posto?”. E tu rispondi: “Sì a posto”. Il commesso si accinge a fare il conto sul computer, ma ha ancora un attimo di esitazione e fa: “Ha detto che è a posto così? O voleva qualcos’altro?”. Capisci che è su Marte e rispondi con aria comprensiva. “No no, sono a posto”. Lui mentre fa il conto: “Scusi ancora eh, ma sa, il lunedì è sempre un brutto giorno…”.

Allora. Facciamo il punto. Siccome questa scena si svolge in quasi tutti i negozi di Bologna al lunedì mattina, giunge spontanea una domanda: ma cosa fa la gente la domenica? O più precisamente nel week-end? Cosa fa per ridursi così? In quale tipo di baccanali, di bagordi, di stravizi si buttano? Bevono? Si drogano? Assumono sostanze pericolose? Dal lattaio, al bar, dal fruttivendolo, dal meccanico, dalla parrucchiera, negli uffici, ovunque lamenti più o meno sommessi: “Oggi proprio non ce la posso fare…”. “Sono distrutta, il lunedì è così…”. “Mi sento uno zombi”, “Guarda…stamattina sono rincoglionito”, “Ho un mal di testa”, “Ho una sonno, una sonno, una sonno…” (il bolognese usa inspiegabilmente sonno al femminile), “Soccia che banana!”. Un campionario di commenti sconfinato. Ma davvero la domenica fa un effetto così? Allora il weekend  non è poi questa liberazione, questo svago, questo momento di relax. Al contrario, a giudicare dalla condizione della gente il lunedì mattina, i suoi effetti sono devastanti. Gente che vaga fra le scrivanie, fra gli scaffali dei negozi, dietro ai banconi. Anime vagolanti di ritorno dal carnevale di Rio o da una bevuta terrificante sul porto di Amsterdam. Invece magari sono stati al Trebbo. Chissà. E dire che al venerdì tutti erano lì a dire: “Oooo, finalmente, domani è sabato!”. Evidentemente in quei due giorni accade l’irreparabile. E c’è gente che il lunedì mattina  non è in grado di intendere e di volere. Diamoci una regolata ragazzi. Sennò ad andare avanti così ci si ammala.

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