“Ma non si vede più niente…” Eccolo: è l’effetto sdidazzo!

rsz_vedere_cellulare“Scusa, è sparito tutto…”. E’ la frase che si dice quando uno dà in mano il cellulare a un amico o a un’amica per fargli vedere una foto o un video. Lui aveva appena preso il telefono e immediatamente ha lanciato l’allarme: “Scusa, non si vede più niente”. E sorge il sospetto che questi cellulari, questi smart-phone, questi touch malefici ormai diventati protesi del nostro corpo, siano roba che scotta. Sì perché quando li prendiamo in mano (se non sono i nostri), li maneggiamo come fossero una bomba a orologeria e coi ditini sdidazziamo dove non dovremmo, facendo sparire tutto. E’ un classico. “Fammi vedere…”. “Ecco, prendi e guarda qua…”. Due ditine che afferrano il touch e zac, compare l’immagine dello sfondo. “E’ andato via!”, dice quello che si è vista sparire l’immagine sotto il naso. Un momento. Sbagliato. Non è che è andato via, ma sei te che l’hai fatto andar via, con le tue ditone incerte e tremolanti. La frase successiva è: “Soccia che rincoglionito, dammi ben qua”. E lì scatta tutta un’operazione di riaccensione delle app, un affannoso ricercare l’immagine che è andata via. “Aspetta eh, aspetta… dov’è pure quella foto…spetta…”. Spesso si impiegano ore, perché la foto o il video erano dentro a una cartella remota, piena di roba, e quindi è necessario scorrere minuti di immagini prima di trovare quella. Ripescata dagli inferi allora gliela si rimostra e può risuccedere la stessa cosa. Sditazzata inadeguata e via. ”Ou ancora…sparito tutto, scusa”. “Allora sei proprio un cretino, dammi qua”. Possono trascorrere decine e decine di minuti con questi tipi di dialogo, al tavolino di un ristorante, o di un bar. Il succo è che non abbiamo ancora capito come si prendono in mano gli smart-phone. A volte li prendiamo come saponette e loro, come fanno le saponette regolarmente, cadono. “Porc!” e subito schiene chine a raccogliere una roba che si è già sbeccata e il vetro è esploso, così bisogna andare dal cinese fuori Galliera, che in due ore te lo cambia (spendi meno ma devi star lì, a Chinatown, per due ore, dove sei l’unico europeo che guarda tutti diffidente, come tutti gli europei in Cina). Non siamo ancora all’altezza con le nostre ditine. C’è chi è già avanti e scrive messaggi con tutte e dieci le dita, come una dattilografa campionessa del mondo di scrittura veloce, ma anche chi è ancora all’età della pietra e appena tocca fa danni. Un mio amico, quando gli ho dato il cellulare per vedere un video, me lo ha smemorizzato. Non so che movimento ha fatto con le dita, probabilmente da attacco epilettico, non lo so. Dopo ci voleva il Puk che come si sa è l’ultima frontiera del nulla, dove si spengono i telefoni per sempre perché il Puk lo sanno solo alla Apple, ma neanche questa qua da noi, proprio nella sede americana. Quindi buonanotte.
Altro caso di sdidazzata maldestra è quando non solo, dopo il tocco fatale, sparisce l’immagine, ma quando compare qualcos’altro. A volte di imbarazzante. Un culo. Due tette, Una scena porno. Allora il proprietario del cellulare trasale, riafferra di scatto il telefono diventando rosso: “Dai qua, dai qua!”. E prontamente fa sparire l’orrenda cosa che è comparsa per poi ricercare il videino buffo e lo fotina da ridere. Solo che a quel punto l’ilarità del momento è altamente compromesso. A meno che i due in questione non siano già due soggetti che si fanno vedere abitualmente culi, tette eccetera. Queste scene finiscono quasi sempre con la frase: “Te la giro”. O “te lo giro”. Ma intanto sarebbe importante che inventino dei corsi di “sdidazzo” per quelli che non sanno digitare sul touch. E’ urgente. Anche perché, ogni giorno, partono milioni di chiamate a cazzo di cane, che poi tu rispondi e senti quel parlottare lontano e quei fruscii senza senso di telefonate involontarie. Effetto sdidazzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *