Scusa, puoi fare il giro
ed entrare da dietro?

La domanda scottante è: a cosa servono le entrate dei palazzi o delle case? Di solito hanno una porta, un portone, un cancello, una situazione insomma creata apposta perché tu posssa accedere all’edificio. Accanto al portone c’è una pulsantiera di campanelli con i nomi dei condomini fra i quali cerchi quello da suonare. Okay. Ma allora perché due volte su tre quando vai a casa da qualcuno e citofoni, lui ti fa entrare da un’altra parte? “Scusa, puoi fare il giro ed entrare da dietro per favore?”, gracchia la voce al citofono. La cosa succede più spesso nelle villette, ma anche nei palazzi frequentemente è così. Molte case hanno entrate belle, curate, portoni importanti, cancelli intarsiati, piante…poi invece, per un oscuro motivo che sfugge a qualsiasi interpretazione, non vengono usate. Il motivo non può essere solo quello di non sporcare perché allora la domanda è: quando e chi fanno entrare da lì? Uno solo se è scalzo? O usano quella entrata se viene Renzi? O Papa Francesco? Così ti fanno entrare da dietro, da un garage, da una cantina, da un corridoio orrendo, pieno di robe accatastate, da scale di servizio dall’estetica ributtante. O te lo dicono dal citofono o, a volte, si affacciano al balcone: “Puoi entrare da dietro”. Oppure: “Si entra da dietro, fai il giro”. Cioè la porta non serve, a volte non è una scelta del padrone di casa, è proprio una cosa assodata: si entra da dietro. Ma perché? E allora la gente, dopo essersi presentata magari con un pensierino in mano e aver detto, osservando, “Bella casa eh?”, suona il campanello e la voce al citofono la spedisce a fare “il giro”, con vaghe e scarne indicazioni. ”Fai il giro ed entra da dietro!”. Sì, ma che giro? Da che parte? A quel punto si perdono i contatti con l’abitazione. Uomini e donne vagolano attorno a palazzi e deambulano perdendosi nel nulla, entrano in giardinetti dove rischiano di essere azzannati da molossi inferociti, infilano altre rampe di scale che conducono ad appartamenti sconosciuti. A volte l’indicazione è: “entra dal garage”, si gira l’angolo e non c’è nessun garage, allora si gira un altro angolo e c’è un garage aperto dove c’è un ciappinaro che sta lavorando e a domanda dice che i signori Tarozzi non abitano più lì, o sono morti da tre anni. Insomma può diventare un incubo. “Cosa volete voi?” urla da una finestra una signora che sta di guardia da una vita alla casa e vede una coppia con un pacco in mano che vagola in giardino e guarda finestre e porte. “Stiamo cercando l’entrata di dietro dei signori Buzzi, ci han detto così al citofono”. E lei risponde: “I Buzzi dovrebbe smetterla. E basta!”, poi sbatte la finestra rientrando. Si viene a contatto con realtà che non si conoscono, inserendosi in livori condominiali atavici. Si fa comunque sempre un giro: del palazzo, dell’isolato, di un giardino. Si fa a piedi una Scala B quando invece l’appartamento era nella Scala A (e la Scala B è sette piani senza ascensore, con sosta ad ogni pianerottolo a leggere nelle targhette dei campanelli, dove c’è quasi sempre un dentista o uno Studio Associato di qualcosa). Niente. Una volta, con un paio di amici, ci è stato detto di entrare da dietro da uno che andavamo a trovare e che stava in via Nosadella dove non c’è un dietro. O bisognava fare un chilometro per andare dietro al palazzo. Un’altra volta a casa da uno che stava in via Amendola siamo stati costretti ad entrare da dietro, abbiamo imbucato un corridoio di cantine, una specie di labirinto e quando siamo usciti da una scala eravamo al Kiss and Ride della stazione. E lui al telefono che chiamava e chiedeva: “Ma dove cazzo siete?”. E noi: “No niente, ci eravamo dimenticati di prendere una cosa. Fingendo miseramente”. Ma intanto il dubbio su cosa ci stanno a fare le entrate delle case resta. Ed è chiaramente insolubile.

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