“Scusa, ti dico una cosa al volo…”. Se dici sì è la fine

Un mondo di furbi. O meglio di furbastri, che rende meglio l’idea. Perché ogni tanto la gente deve chiedere una cosa “al volo”? Cosa vuol dire? Al volo di che cosa? Di solito lo si dice per annunciare che non si sarà pesanti, che sarà una cosa rapida. Ma è proprio in questi casi che bisogna diffidare molto. Se uno deve chiedere una cosa al volo è pericolosissimo. A meno che non voli veramente e allora tanto di cappello, ma lì siamo nel campo del paranormale. Per esempio nella fila in posta o in banca o in farmacia. Per evitare la coda, spesso spunta uno (o una) che va davanti e dice: “Posso chiedere una cosa al volo?”. Poi non aspetta che l’impiegato dica si o no. La chiede. “Dove sono i moduli per fare una raccomandata? Che poi a me serve un modulo semplice non uno per la raccomandata con ricevuta di ritorno, ma è vero che adesso le raccomandate sono tutte con ricevuta? Sa, un signora che sta nel mio pianerottolo dice che una volta…solo una volta, si poteva fare una raccomandata semplice…”. Ecco che non è già più “al volo” bensì è “alla rottura di maroni”. E la gente con in mano il bravo numerino si guarda e annuisce, come dire, siamo tutti d’accordo che adesso lo ammazziamo. Succede anche al telefono. Quelli che rispondono: “Scusami, non posso adesso sono con della gente, ti posso richiamare?”. Parentesi: perché hai risposto se non puoi, non potevi lasciar suonare in silenzioso? E poi con della gente. Ma chi è della gente? Un cognome? Enrico Della Gente? O della gente, nel senso di un gruppo indefinito di persone. Di solito della gente è uno solo. Ma uno dice “della gente” perché è più importante e l’altro desiste prima. Alla risposta: “Sono con della gente”, nove volte su dieci la persona che ha chiamato se ne sbatte e chiede lo stesso la cosa che deve chiedere, postponendo il prefisso: “No, ma al volo…”. E via con una domanda di mezz’ora con il suddetto “Enrico Della Gente” che si irrita. Di solito è un favore che si chiede. La persona che risponde è gentile, anche perché è non ha scelta se non di mettere giù denunciando poi che è caduta la linea perché era in un posto che prendeva male. “Al volo, hai il numero di quel professore che opera di emorroidi…il chirurgo tuo amico…?”. L’uomo alle strette gli dà il numero al volo (che però deve andare a pescare nella rubrica e ci mette cinque minuti). Poi la chiusura è: ”Puoi micca fargli una telefonata tu che lo avvisi, così io dopo lo chiamo?”. Chiaro che a quel punto “Della Gente” è già sull’orlo del suicidio. Il finale comunque è: ”Grazie eh, per adesso?”. Perché “per adesso”? E dopo? Cosa gli fa un regalo? Un bonifico? Come al ristorante, quando paga qualcuno e si fa finta di essere arrabbiati, poi ci si rassegna nel “Grazie, per adesso”. O anche: “A buon rendere”. Uno su cento, la volta dopo, si ricorda che quella volta ha pagato l’altro. O se si ricorda farà in modo di andare in bagno furbescamente nel momento in cui sta per arrivare il conto. Così quando torna fa: ” Ma nooo, hai fatto tu? Dai quant’è? Anche stavolta, no dai!”. Qui c’è una tecnica. Precederlo. Quando vedi uno che va in bagno “tatticamente”, si va dal gestore e si dice: “Mi faccia il conto, ma me lo porti però dopo che quel cretino è tornato dal bagno…”. Il ristoratore sorride perché di scene così ne ha viste migliaia. Insomma a buon rendere? A buon rendere luquè!

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