“Scusate, non mi è venuta bene la cena”, ma chi ci crede?

Le cene in casa, un mondo affascinante, pieno di fantastici risvolti psicologici, di piccoli particolari, fondamentali per capire le persone. Per esempio, fra le varie cose, il presentarsi o meno a mani vuote. C’è chi non porta niente, chi porta una roba esagerata, chi porta la bottiglia di vino riciclata, chi fa la torta, che va a comprare il gelato. Per ognuno di questi casi si può definire un carattere, un modo di vivere, a un “chi è” o un “com’è”. Ma anche chi riceve, sia ben chiaro. Perché se uno, vedendo arrivare l’invitato a mani vuote, dice “soccia è un grande, non ha portato niente” è un tipo particolare. Chi dice invece: “Soccia non ha portato niente, l’è un cretèn”, o: “L’è un plumòn”, appartiene a una categoria diversa. Una delle caratteristiche classiche delle cene è che la padrona di casa, o insomma chi ha preparato un piatto, 100 volte su 100, mentre lo porta in tavola e tutti sono con l’acquolina in bocca perché hanno una fame nera e non vedono l’ora, 100 volte su 100 dicevo, dirà con la faccia preoccupata e affranta: “Stavolta non so mica come mi è venuto…”. O anche: “Non è venuto come al solito, scusatemi”. Aggiungendo poi l’attenuante: non avevo le carote e ho usatoil cardo, non avevo la mozzarella e ho usato le sottilette, mi è bruciato un attimo perchè mi sono distratta, i pomodori mi sono accorta che non erano buoni come l’altra volta, l’ho fatta in fretta perché sono arrivata a casa tardi…eccetera. Insomma attacca un bottone su qualcosa. Avete mai trovato una padrona di casa che porta in tavola un piatto e dice: “Oooooo, stavolta mi è proprio venuta bene questa pasta”. Mai. Metterà sempre le mani avanti. Sempre. E se la cosa succede 100 volte su 100, sempre 100 volte su cento, il piatto è buonissimo, e a volte rasenta la perfezione. I commensali si guardaranno intimiditi, poi qualcuno azzarda un: “Boh, a me sembra molto buono”, magari sottovoce. E un altro: “Ou, anche sembra buonissimo”. E un altro rincuorato e a voce più alta: “No, no, che cazz, è buonissimo”. E lì scattano puntuali le moine della padrona di casa che si schernisce: “Ma noo”, “Ma valaaaa…”, “ Ma cosa dite?”. Intanto scodinzola e dietro di lei si gonfia un enorme coda da pavone che non ci sta in sala da pranzo e bisogna aprire le finestre del terrazzo perché così almeno un po’ di penne hanno uno sfogo all’esterno. Lei sa benissimo che il piatto era buonissimo. E’ che la tensione delle cene è talmente alta e l’adrenalina è montata dal pomeriggio a livelli spaziali, che c’è il bisogno vitale di quella piccola commedia esorcizzante. Quando si accorge che tutti sono d’accordo nel dire che il piatto era perfetto, la titolare dell’impresa continuerà la zagnata: “No, comunque siete gentili, ma guardate, non è venuta come dico io…”. E come dici te? Me lo vuoi dire come dici? Me la vuoi fare assaggiare quella la cosa la volta che è venuta come dici te? Impossibile. Non accadrà mai. Sarà comunque e sempre: “Scusatemi ma stavolta non mi è venuta bene”. Questa pantomina accade puntuale in tutte le cene in casa da secoli. Ma ci sono dei ma. Nel senso che: ma succede a volte che gli invitati, uscendo, si fermino a salutarsi davanti a casa e uno a un certo punto dica: “E quella pasta alle melanzane?”. E che subito un altro ribatta: “Faceva vomitare i cammelli”, per dirla con una battuta raffinata. O per dirla con sintesi petroniana: “L’a fèva caghèr!”.

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