“Scusi, ma la stampante non va…”. E te sòccmel!

Allora ditelo chiaro e tondo, fate una statistica e communicate i risultati. Urgentemente. Quante sono le stampanti che vanno, in città? Quelle funzionanti, che stampano regolarmente? Attenzione perchè la percentuale di quelle che non funzionano deve essere altissima. Quante volte vi è capitato, confessatelo avanti, che siete lì, in un ufficio, in un negozio, in un qualsiasi posto dove c’è una stampante che deve stampare, voi siete di fretta, avete altri quattro appuntamenti e l’impiegato pronuncia questa frase: “Purtroppo gliela darei subito sa la sua copia, ma la stampante non va. E non   riesco a capire il perchè”. Poi smanettano nel computer per un’ora, smoccolano all’indirizzo di Bill Gates e dell’universo informatico in generale, si chinano sotto il tavolo a toccare fili che escono dal tremendo cassone (i computer da ufficio sono tutti dotati di famigerato cassone), poi vanno di là. E quando vanno di là è la fine. Te rimani lì come un cretino e non sai più cosa fare. A volte vai su Facebook. O su Whattsapp. Per far passare il tempo. Quindi tornano e quando tornano sono con un altro tipo che di solito viene definito in qualsiasi ufficio, come quello che se ne intende di computer. I due cominciano a smanettare. Il tuo referente intanto fa: “Scusi sa, ma qua ci sono delle tecnologie che…”. E scuote la testa (non ancora trovato un ufficio in cui si dica che la tecnologica è all’avanguardia). La stampante è bloccata e si rifiuta di piegarsi anche al super tecnico che va via dicendo che non è in linea. L’altro allora assicura che fino a dieci minuti prima stampava ed era in linea ma adesso non va più perchè ce l’ha con lui. Risultato: la mattinata è andata. Questa scena si riproduce ogni giorno in centinaia di uffici o luoghi dove regna una stampante. Ma la domanda è: cosa sta succedendo? C’è una rivolta delle stampanti? Hanno qualcosa da recriminare? Vogliono comunicarci qualcosa? Lo facciano una buona volta. Diramino un comunicato ufficiale. Stampino almeno quello se non funzionano. La stampante che non va è una costante delle nostre mattine (o anche a volte dei pomeriggi). Molto significativo è anche il momento in cui la carta è esaurita. Non sappiamo se sia una congiunzione astrale ma i casi in cui la carta è finita sono di gran lunga superiori a quelli dei calcoli delle probabiità. Per esempio vi giuro, secondo personale statistica, che in sette casi su dieci in cui ero interessato a stampare era finita la carta. E negli altri tre casi la stampante non andava. Quindi si viaggia su un invidiabile cento per cento. Da tralasciare il fatto che quasi mai l’impiegato riesce a ricaricare la carta e i tentativi che ne seguono sono contrassegnati da rumori sinistri che escono dalla stampante stessa, suoni di ferraglia e plastica, da rabbrividire. Per non contare oltremodo i casi in cui si inceppa un foglio e l’impiegato infila le mani in pertugi misteriosi, estraendo brandelli di carta grondanti di inchiostro. Le sue mani alla fine sono come dopo un immersione in una latta di Castrol. “”Mi scusi eh, ho rimediato, adesso gliela stampo subito, ma prima vado a lavarmi le mani”. Non tornerà mai più. Perchè nei bagni è finito il sapone liquido a pressione ed è mestamente vuoto anche il mobiletto affisso sul muro, dove stanno i fogli di carta asciugante a rullo. Mentre la stampante, con la sua bella luce rossa a intermittenza, è immobile e sembra che vi guardi e sogghigni, come a dire: “E adesso il mio bel frettoloso…in duv vut andèr? Te stè què adess!”.

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