“Se non stai buono chiamo: Alien, la strega e Merola!”

rsz_bimboSe ci si pensa bene è logico che certa gente sia diventata così, da grande. Non potrebbe essere altrimenti dopo le minacce ricevute da bambini. Basta fermarsi ad ascoltare le mamme quando schizzano, quando non ne possono più, in spiaggia, in piscina, ai giardini. Ai bambini vengono rivolte minacce ai confini dell’inverosimile, tremende, efferate, spaventose, che farebbero paura anche a un grande. Figuriamo i traumi per i piccoli. Un bambino che sta giocando e si sente dire: “Guarda che se non la smetti chiamo l’uomo nero”. “Piantala sennò ti do tante di quelle sberle che ti stacco la testa”. “Se continui stai chiuso due giorni in camera tua al buio”. Queste solo alcune. Le mamme minacciano i bambini, sperando di farli smettere di fare qualcosa, con promesse di punizioni terrificanti. Sentita ai Gardini Margherita due giorni fa: “Luca, guarda che chiamo i muratori!”. Si vede che nello specifico, il bambino è terrorizzato dalla figura dei muratori, che da sei anni ristrutturano casa sua, e rappresentano qualcosa di spaventoso. I bambini subiscono una dittatura continua, ordini secchi, trattamenti da gestapo, offese da crollare stecchiti. La minaccia è quasi sempre di far arrivare qualcuno. Pullulano, nell’infinita serie, uomini neri, signore delle punture, diavoli, fantasmi, belve feroci. “Guarda che chiamo Alien”, “Guarda che chiamo il drago cattivo”, “Guarda che chiamo la strega di Biancaneve”, “Guarda che chiamo i vigili”. Tutta gente cattivissima. A parte gli scherzi, anche i vigili sono spesso soggetti usati per le minacce. Ma questo non vale solo per i bambini, anche noi quando parcheggiamo troviamo sempre un pensionato, amministratore di condominio, che spunta e ci dice: “Guardi che chiamo i vigili!”, e noi fuggiamo terrorizzati, come bambini con l’uomo nero. “Gianluca, guarda che ti mando in collegio!”. Questa era una minaccia anni 50-60. C’era lo spauracchio del collegio. Adesso non si usa più. Anzi, un bambino che si sente dire “ti mando in collegio” è contento, perché pensa sia una cosa americana, si immagina di diventare Kobe Bryant, uscire dal collegio e andare direttamente nell’NBA. Comunque si passa l’infanzia nel terrore che arrivi la strega, satana, il cagnone, Erode, l’orco, Dracula, il mostro a sette teste, il diavolo in carrozza, un punkabestia, un punk e una bestia separati, il rappresentante dei surgelati (che una volta è venuto ed era uno bruttissimo, senza denti), perfino Boniciolli. Pare che Boniciolli, l’allenatore della Fortitudo, sia uno dei più temuti dai bambini perché urla sempre molto. “Guarda che chiamo Boniciolli che ti fa una cioccata!”, e il bimbo si mette subito buono. Adesso ci sono anche le nuove minacce, specchio dei tempi. “Se non la pianti chiamo l’Isis” e il bimbo chissà cosa si immagina, forse una signora, non buonissima, amica della nonna Iride. “Guarda che arriva l’extracomunitario!”, e il bambino, più che spaventarsi, risponde: “No, non ho spiccioli”. Alcune mamme, particolarmente crudeli, usano le canzoncine, cantate a ninna nanna, ma dai contenuti tremendi. Tipo: “Sedia sediola…Rita va a scuola, con il panino, il pane e il formaggino…se la vede la maestra…(pausa di suspance)…la butta giù dalla finestraaaa”. E ride. Anche Rita ride, ma se realizza, per un momento, di essere buttata giù dalla finestra dalla maestra, forse ride un po’ meno. E col cavolo che la prossima volta si siede sulla sedia sediola. La più terribile è quella sentita l’altro giorno: “Antonio, guarda che ti lego a un gazebo poi chiamo la Sopraintedenza e Merola che fanno una riunione davanti a te!”. Il bambino si è messo urlare a squarciagola, gridando “noooo, noooo! e ha continuato così fino a notte fonda senza più smettere. E’ stato sgombrato all’alba. Da Lepore.

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