Se uno è un cretino nelle rotonde si vede subito

Dammi una rotonda e ti dirò chi sei. Da nessuna altra parte del mondo si ha la percezione di com’è la gente come nelle rotonde che ormai, infestano le nostre vite, i nostri incroci, le nostre strade di periferia, ma presto probabilmente anche le nostre cucine e le nostre camere da letto. Rotonde forever. Una volta la rotonda era sul mare, adesso è “dapartott”. E si sposa perfettamente per come è Bologna, città con una b e tante o, città con rotondità diffuse, nelle facce, nelle menti e nelle pance. La rotonda è una metafora della vita. Quando entri sei come nel giudizio universale, vieni  giudicato e riveli chi sei. Uno po’ come su Facebook. Nel senso che quando uno è un cretino su Facebook si vede subito. Basta leggere cosa posta, che fotine o videini mette, che commenti fa ad ogni soffiata di naso di qualcuno. Nelle rotonde è uguale. Il carattere delle persone viene fuori d’incanto. C’è il timido che mette la freccia a sinistra, poi la toglie, poi mette quella a destra sai mai, poi si affaccia col muso della macchina ma non va avanti e viene superato fisicamente e moralmente. In questo caso la rotonda provoca depressioni. C’è il tremebondo che comincia a sudare perché soffre di sudditanza psicologica verso la rotonda, le mani si fanno incerte, il volante viene tenuto male e pian piano l’auto scivola alla deriva e cioè ai margini del frullo generale. C’è l’aggressivo che si butta dentro, suona il clacson, fa finta di non sapere che quelli che sono già nella rotonda hanno la precedenza, e spara insulti gratuiti a tutti che al giorno d’oggi van sempre bene. C’è il permaloso che entra nella rotonda per benino, ma l’aggressivo lo insulta, così lui se la prende e pianta lì la macchina, scende e viene via. C’è l’infantile, l’eterno bambino che, appena ha iniziato la rotonda, crede che sia una giostra e la fa tutta una decina di volte, sorridendo beota dal finestrino (quelli su con lui si spazientiscono e chiedono: “Scusa, ma che c…fai?”. C’è l’indeciso che, non sapendo esattamente cosa vuol dire il navigatore quando fa: “Alla rotonda prendi la terza uscita…”,  la gira in tondo contando all’infinito, uno, due tre, no questa è la due, prima di imboccare l’uscita che, per agitazione, è quasi sempre sbagliata. Molti navigatori sono stati distrutti per questo (la gente se la prende sempre coi più deboli). C’è l’innamorato che appena è dentro intona “una rotonda sul mare”, facendo la voce roca di Fred Bongusto e baciando la fidanzata seduta a fianco, con incidente annesso e blocco della rotonda per ore. C’è lo sbadato. Anzi la sbadata, perché di solito sono donne che entrano in rotonda con il Suv, credono di essere sugli autoscontri e bocciano a turno quello a destra e quello a sinistra, dicendo mi scusi, ma nello stesso tempo continuando a mandare sms e a truccarsi nello specchietto. Alla fine della rotonda il Suv è un catorcio e resta un senso di sgomento in tutti.

Nelle altre città bisogna stare attenti perché sono più abituati. A Parigi nella rotonda dell’Etoile vanno come delle schegge e a volte si viene riciclati e centrifugati. Spesso anche fulminati, che dopo uno non guida più per anni. Comunque sia, la cosa certa è che da adesso in poi il “vado dallo psicologo” ha un’alternativa concreta e altrettanto valida: “vado in una rotonda, ho bisogno di ritrovare me stesso ”.

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