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Sei al Duse a far spettacolo?
Come si fa per venire al Duse?

“Senti come si fa per venire a vedere quello spettacolo che fai?”. “Come si fa per venire al Dehon?”, “Come si fa per venire al Duse?”. La domanda è rivolta a chi sta per fare uno spettacolo di lì a pochi giorni. Ci succede spesso questo fenomeno e usiamo il “ci” perchè coinvolge tutto il gruppo di persone che lavora nel mondo dello spettacolo. La domanda è: “Come si fa a venire?”. Non si capisce il senso della richiesta. In che senso come si fa. La risposta più logica sarebbe: “Guarda, tu prendi la macchina, ti avvii. Se non sai dov’è il teatro lo trovi con Google Map. Parcheggi, paghi il biglietto alla cassa ed entri”. Sei arrivato. Insomma ce l’hai fatta. Oppure si può anche prenotare online, o anche, nei giorni precedenti, passare dalla biglietteria. In pratica una cosa normalissima. E abbastanza semplice. Invece, passano gli anni e la domanda viene rivolta ogni volta uguale: “Come si fa a venire a vederti a teatro?”. Ma perchè? Forse non ce ne rendiamo conto, ma è un’operazione complicata. Tipo: come si fa ad entrare nel caveau della Banca d’Inghilterra? Perchè non chiedono: “Come faccio per andare al cinema a vedere il tal film?”. La risposta sarebbe uguale: si esce di casa, si prende la macchina eccetera… ma quella non te la fanno. Sorge un vago sospetto: vorranno mica un biglietto gratis? Se glielo chiedi negheranno fino alla morte: “Noooo, ma scherzi? Te lo chiedevo così per sapere…”. Zecca! Non è vero! Molti vanno più diretti, quindi con domanda più specifica: “Senti, avresti mica due biglietti per il tuo spettacolo?”. Poi aggiungono immediatamente: “Oh pagando eh? Intendiamoci. Non voglio omaggi. Mi dici quant’è, voglio pagarli”. Ma perchè a me? Perchè li vuoi comprare da me? D’accordo, han detto che sono esauriti, ma se sono esauriti non li ho neanch’io. E poi chi fa spettacolo di solito, dal teatro ha in dotazione qualche biglietto, ma è omaggio. Se li vuoi pagare mi metti in difficoltà. Non li ho a pagamento! Io ti do un omaggio e basta. Quel “pagando eh! Li voglio pagare”, detto con una convinzione ferma, decisa, fa sempre un po’ sorridere. Perchè tutti sanno che è una manfrina, una gentilezza inserita nella sfacciataggine. Poi succede che non senti qualcuno da dieci anni e ti chiama al telefono: “Ciao, come stai, faccio la sfacciata: hai due biglietti per domani sera?”. La risposta sarebbe: “Faccio lo sfacciato. No!”. Poi si mette giù.

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