“Sei tornato dalle ferie?”. Le domande inutili di fine estate

La gente che è tornata si vede subito che è gente che è tornata. C’è una faccia di gente che è tornata: I colori della pelle, una maglietta col nome di una città, un telefono agonizzante di memoria per le foto, i racconti di sfighe che capitano solo a loro, i paragoni con Bologna eccetera. La vacanza, oggi che è in un certo modo, più o meno, il primo dell’anno (quello vero), si può condensare in dieci frasi:

1 – “Ou, sei tornato?”. La domanda viene fatta a chi è lì davanti e quindi è evidentemente già tornato. Non si sa cosa rispondere in alternativa a un “sì”. Sarebbe intrigante dire: ”no”.

2 – “Dove siete stati?”. E’ la classica domanda-suicidio perché scatta un racconto di tre ore in cui sono buoni cinque minuti e le cose dette nelle due ore e cintantacinque successive non fregano una minchia a nessuno.

3 – “Sono stato a…(e il nome di qualsiasi posto), vorrei portarci Colombo a vedere se impara!”. E qui la descrizione di un sistema di traffico o di pedonalizzazioni che, anche se terrificanti se ci pensi, diventano dei capolavori (tipo: “c’è un centro storico in cui girano i Tir, hai capito? I Tir. Così si fa, etar chè!”).

4 – “Comunque loro son più educati”. Riferito a tutti, qualsiasi sia il luogo visitato, anche il villaggio di indios dell’Amazzonia dove si esprimono a grugniti. Viene rincarata quasi sempre anche dal: “Son più avanti, cosa vuoi che ti dica”.

5 – “Abbiamo mangiato le cose loro e fatto le cose che fanno loro”. Frase trionfante per far vedere che non si è dei turisti e che i turisti sono tutti dei poveri cretini. Poi, avendo mangiato le cose che mangiano “loro”, si torna con delle caghette che vanno avanti fino a febbraio e le “cose che fanno loro” si fa un po’ fatica a farle perché per esempio costruire delle zattere con delle canne di bambu’ non è suno scherzo.

6 – “All’aeroporto ho fatto suonare il metal detector, che figura di merda”. Di solito è una cosa tipica femminile. E giù una risata fragorosa senza motivo col racconto conseguente (in preda ad eccitazione smisurata) di un’avventura da ladra internazionale beccata ai controlli, della paura presa, del fatto che alla fine era un cinturino alla caviglia, coi colleghi di ufficio che fanno quel sorriso forzato come per far vedere che il racconto è avvincente e la cosa interessa tantissimo.

7 – “Torno e trovo quei fittoni sotto le Due Torri. Roba da matti. No, no, qua bisogna andare via, e in fretta “. Tutti annuiscono poi quando qualcuno si azzarda a dire “Sì, ma dove e a far cosa?”. La risposta è: “Ovunque, quello non è il problema”. Che invece è il problema.

8 – “Chi èl Pulgar?”. Domanda di chi non ha seguito la campagna acquisti del Bologna e si informa, al bar, tirando su gli occhi dallo Stadio appoggiato al frigo dei gelati.

9 – “Eh no…non è più (esempio) la Lanzarote di una volta, non c’è niente da fare”. Frase del gruppo di italiani che si trovano a chiacchierare. Sono sempre andati lì e il posto non è più quello di una volta (qualsiasi posto va bene, a qualsiasi latitudine).

10) “Dai, ti saluto. E poi quando torno ti devo parlare di un progetto…”. Frase detta al telefono da qualsiasi parte del mondo a chiunque abbia chiamato. Il progetto chiaramente non esiste.

Comunque s ricomincia. Tanto, fra tre o quattro giorni, qualcuno dirà già che ha bisogno di uno “stacco”.

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