“Ma sei sempre uguale!”
e qualcuno ci crede anche

anziani“Soccia, ma sei sempre uguale! Ma come fai?”. Due volte su tre, quando incontri una persona che non vedi da un qualche anno, la frase è quella. Detta col sorrisone di ammirazione. Ma come faccio a essere sempre uguale che non ci vediamo da ventanni, ho i capelli bianchi, la faccia che è come un vecchio palazzo cadente di periferia? Eppure ti dicono così. E tu, sul momento, ci credi. Anzi, uno quando va a casa, dice alla moglie, che ripete sempre che sei vecchio e hai la pancia: “Oh, mi ha detto Tizio che sono sempre uguale. E che mi trova dimagrito”. Quella della pancia, attenzione, è un’altra questione centrale. Per la moglie sei un panzone, gonfio, che devi stare attento e bla e bla…Per chi ti incontra invece no: “Ma come stai bene, sei in forma, sei dimagrito?”. Ma allora perché? Cosa succede, perché tanta diferenza? E’ un illusione ottica? Un’allucinazione da caldo? O una ruffianata, quindi una cosa assolutamente falsa? A quel punto ci vorrebbe il siero della verità. Una punturina e…: “Dai mo’ confessa, ho la pancia? E’ vero che son sempre uguale?”. Invece si cade nella trappola, o nell’equivoco, che dir si voglia. “Soccia sei sempre uguale!”. “Come fai?”, e tu balbetti un: “Mo sì, sto attento a mangiare, faccio delle camminate…”. Poi subito (perché si cerca di ricambiare in qualche modo il favorino): “Ma anche tu però eh! Non sei cambiato per niente. Sei perfetto”. Si tratta sempre di persone dai cinquanta in su, che non possono essere chiaramente come a ventanni, sennò ci sarebbe da aver paura e da scappare via. Vecchie volpi argentate si incontrano e fanno le fusa con questi complimenti reciproci, a volte smisuratamente esagerati: “Ma sei incredibile! Sei un fenomeno! Fatti vedere. Ma cosa vai a letto in un freezer alla sera?”. Si snocciolano anche battute surreali. Qualcuno abbozza che fa la dieta, qualcuno giustifica dicendo che tromba ancora, altri si affrancano reagendo con un: “Seh bonanòt uguale! Mettat bàn i ucèl! (mettiti ben gli occhiali)”. Alle volte poi uno torna a casa, va in bagno davanti allo specchio e controlla la veridicità delle affermazioni dell’amico. Si mette anche di profilo per misurare il profilo della pancia. Quasi sempre alla fine del controllo, appurando che è simile a quello di Alfred Hitchcock, si scuote la testa. I più irriducibili annuiscono convinti, seguendo l’inebriante traccia dell’illusione.

La cosa tremenda, agghiacciante, deprimente è la seguente. Dopo il “Soccia ma sei sempre uguale!”, pronunciato in un contesto di gruppo, cioè fra più persone che si ritrovano dopo essersi perse di vista per millenni, succede che l’autore del complimento si apparta con un amico, con una amica o con la moglie e fa: “Soccia hai visto Coso? Com’è invecchiaaaato…! Eeeeh, io ci son rimasto così male. Non sembra neanche più lui”. Per fortuna il destinatario del complimento non sente. Ma purtroppo, realtà amara, lo sa. D’altra parte è comprensibile. Mica si può incontrare qualcuno dopo tanti anni e dirgli: “Soccia come sei invecchiato!” (a parte che mi è successo un paio di volte, ma lasciamo stare). La sincerità in quel caso è crudele. E allora si preferisce elargire a piene mani la frasona che rimette in piedi tremolanti sessantenni, appena usciti, magari, da un PSA andato male. “Poi ha visto come è grasso? Poi è gonfio…!”. E l’altro: “Secondo me non sta mica bene”. Quindi si passa in pochi secondi da uno che ha bevuto l’elisir di lunga vita e ha fatto i famosi patti col diavolo a uno sull’orlo di un tracollo psicofisico. C’è quasi sempre un dottore fra gli amici, a quel punto che fa: “Ah s…il suo medico curante è un mio amico e mi ha detto che ha degli esami orrendi…”. Siamo posto. E intanto pochi metri più in là c’è uno che va via tronfio, con le penne da pavone spianate a ruota, e che guarda tutti dall’alto del suo: “Soccia sei sempre uguale, ma come fai?”. E con quel bonus in tasca, andrà via liscio, almeno per un po’.

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