Sono allergico ai pistacchi di Loiano. E allora?

Se vedete uno per strada che gira con in mano una confezione di fazzolettini di carta da 12 pacchetti, non c’è niente da fare, è uno che ha l’allergia. E siccome pullula di gente che gira con pacchi di fazzoletti, significa che dopo gli anni della rucola, gli anni del frizzantino, gli anni del tomino fuso, questi sono gli anni dell’allergia. Quasi una moda, nel senso che se uno ha un fazzoletto in mano, o sternutisce o ha gli occhi che lacrimano, è molto di tendenza che dica: “Soccia l’allergia!”. Ma sì, basta con quei raffreddori, roba obsoleta, vecchia. Adesso si è allergici. “Io lo sono sempre stato da bambino”.  Oppure: “Io sono diventato allergico ieri l’altro”. O anche: “Da quando son tornato da Viserba son diventato allergico” (e non si capisce che cavolo c’è a Viserba). Un trionfo. Fino a qualche tempo fa uno di solito era “allergico al fieno”. Si diceva allergia da fieno, ma poi i saputini ti correggevano: “No al fieno, alle graminacee”. Aiò capè. Quindi taglio dell’erba, pollini eccetera. E a primavera zac, nasi grondanti, occhi rossi, asmette e asmine più o meno controllate. Basta un po’ di vento, una giornata lattiginosa e l’allergico va via di fazzoletti e spray vari come se piovesse che inietta nelle mucose in quantità industriali. E tutti dicono: “Guarda che fa male”. Questa dev’essere come la storia della masturbazione che ti propinavano quando uno era adolescente: guarda che diventi cieco. Probabilmente non è vero altrimenti ci sarebbero più non vedenti in giro che persone che vedono. Stesso discorso per gli spray: guarda che ti bruci le mucose. Non è vero perché chi scrive usa deltarinoli e terrificanti rinazine “sturanaso” da più di trent’anni e le mucose sono ancora lì, funzionanti, magari non in formissima, ma comunque lì, almeno credo.

Oggi è cambiato. Le allergie sono diventate migliaia e si è allergici a cose impensabili. Uno più ha un’allergia strana più acquista punti. Esempio: “Io sono allergico, pensa, alle spirali dei quaderni!”. Ecco, bisognerebbe capire solo in base a quali prove allergiche e fatte da chi, si è appurato quello. Anche perché uno può fare le prove su centomila fili di diversi tipi d’erba e poi si scopre che è allergico alle cacche delle mucche. Le varianti sono sorprendenti. Alcune signore dicono seriamente: “Io credo di essere allergica a mio marito, quando torna a casa comincio a sternutire”.

Si è allergici alle primule, alle ortiche (par forza), ai peli di cavallo, ai gatti (c’è sempre uno che dice: “Io sono allergico ai gatti e ne ho due” e poi ride), ma ormai anche alle caccole di rinoceronte, all’inguine di dromedario, alla brezza di Minerbio, ai pistacchi di Loiano, alle selle degli Scarabeo, agli scarabei di Osteria Grande eccetera. Gente che dice: “C’è nell’aria quel odore di catrame che c’è in Nuova Guinea, io lo sento subito e lo conosco bene perché mi cominciano a lacrimare gli occhi”. L’affermazione è ovviamente inverificabile. Con le allergie si viaggia il mondo, volendo. E si possono raccontare un quantitativo di zecche a cui poi si può anche diventare, nel peggiore dei casi, allergici. Così quando ti sparano la balla cominci a grattarti e a sternutire. Lì si può dire: “Sono allergico alle balle, scusa”. Ma forse qualcuno poi si offende.

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