Sta a vedere che adesso chi fa gol e vince le partite è Tacopina…

E’ vero. Joe Tacopina è entrato nel tessuto sociale di Bologna, si è integrato nella città in una maniera talmente profonda, fra l’altro in pochissimo tempo, che ha spiazzato tutti. Il programma della prossima settimana per esempio è ricchissimo. Tornerà a Bologna il 4. Alla sera andrà a far da mangiare a casa di un tifoso bolognese alla Beverara, la mattina dopo sarà alla Coop e farà la spesa per una pensionata che ha sempre amato il Bologna. Lui spingerà il carrello e a volte farà anche da carrello. La sera dopo tornerà a casa del tifoso a preparargli la cena e lui sarà felicissimo anche se sussurrerà alla moglie “soccia hamburger anche stasera, andan pur”). La gente è entusiasta. Al punto che pensa che questa squadra l’abbia fatta lui, già quest’estate, sia lui che ha scelto Lopez e Fusco, che faccia gol, che in fondo sia lui a vincere e che i giocatori giochino solo per lui (mentre quello che c’era prima, che ha preso Lopez, Fusco eccetera non viene neanche più nominato, forse ha perso il cognome, nel senso che non si chiama più, nel campanello non c’è più scritto niente, all’anagrafe non risulta, lo chiamano per nome i famigliari, e poi e poi). Invece Tacopina sembra che ci sia sempre stato. “E’ uno di noi”, dice la gente. Tutti lo invitano e lui ci va. E siccome nelle famiglie dicono che è uno di loro c’è chi pensa di mandarlo a sentire dai professori per i figli e c’è chi gli chiederà una quota di Tarsu. “Che uomo! Lo amo!”. Una signora gli ha fatto toccare il bambino l’altra settimana e il bambino è diventato immediatamente una mezza punta che salta l’uomo. Incredibile. Viene dato il nome Joe che è una bellezza ai nuovi nati negli ospedali. Giovanni è abolito. Solo Joe. La gente comincia a girare con gli stivali da cowboy e le braghe con le frange da rodeo, ma per ora solo al Trebbo. Il fenomeno comunque è destinato a dilatarsi. Nei titoli non è più il Bologna di Lopez o di Cacia, ma il Bologna di Tacopina. Del resto le cinque classifiche dei marcatori che Joe ha vinto a Bologna sono lì a testimoniarlo. “Ma quando?”, potrebbe chiedere qualcuno. “Niente, non importa quando, ma le ha vinte”. Lo stesso Beppe Savoldi, qualcuno sussurra sotto l’effetto di una sostanza, ha detto pubblicamente: “Era la spalla ideale, segnava e faceva segnare, io ho fatto molti gol con Joe di fianco”. Tutto viene dato per buono. Perché sono i miracoli del calcio. Lopez, l’allenatore, che non aveva mai messo una giacca e una cravatta, è stato “vestito” così dal nuovo presidente e guardandosi allo specchio ha detto: “Però, non sto mica male”. Non è confermato ufficialmente ma si dice che una settimana fa al Campione, Taco, improvvisamente, abbia fatto un salto in cucina e abbia moltiplicato dei pesci per cui Ivo, il gestore, ha grigliato per tre giorni ma non ne è riuscito a venirne a capo perché Joe ha sbagliato la moltiplicazione e ce n’era un casino. Per i pani niente, hanno dovuto continuare col fornaio di fiducia. Comunque è una cavalcata trionfale. In questi giorni Joe è a New York ma rimane in contatto con tutti i tifosi bolognesi e spende un’ostia di telefono. Se il Bologna batterà il Livorno farà il giro di Manhattan suonando il clacson col bandierone fuori dalla macchina. Verrà fermato dopo un lungo inseguimento. Perché i poliziotti a New York, è bene che si sappia, non stanno più nelle braghe finchè non sanno cosa ha fatto il Bologna. Et capè Guaraldi?

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *