Suv come corriere E il povero bambino si perde

Succede davanti alle scuole. All’uscita, quando arrivano i genitori a prendere i propri figli. Alcuni a piedi, alcuni con macchine normali, ma ultimamente, fenomeno registrabile soprattutto a Bologna, con molti Suv guidati da mamme. I suddetti Suv sopraggiungono alla spicciolata, cioè in maniera casuale. Dove “spicciolata” è anche il sistema di guidare questi macchinoni da parte delle signore (la famosa guida “alla spicciolata”). Il problema è che questi mezzi sono ormai talmente grandi da farli sembrare del tutto simili alle corrierine, cioè agli scuola-bus, destinati a raccogliere i ragazzi che abitano lontano. Non si distingue più in pratica qual è un Suv e qual è una corriera, fatto sta che tutti questi mezzi si accalcano alla rinfusa nei pressi della scuola creando un ingorgo ogni volta di dimensioni bibliche.

Il fenomeno che si verifica è il seguente: i bambini che escono da scuola non riescono più a distinguere e quelli che dovrebbero salire su un Suv salgono su una corriera e viceversa. Così è successo che un bambino che abita a Calderara si è trovato a scendere nel giardino di una villa su per Casaglia ed è stato preso da crisi di pianto perché non riconosceva nessuno. Mentre la mamma continuava a chiamarlo Federico. Il motivo della piccola disattenzione della mamma è che davanti a scuola (e per tutto il tragitto) stava telefonando e non gliene fregava assolutamente nulla di chi era salito in macchina. Lei era andata a prendere Federico e buonanotte. Che poi sia salito un Andrea o un Fabio non cambiava nulla. E’ successo anche che qualche Federico della situazione si sia anche fermato a pranzo, sempre non riconosciuto, e che dopo aver superato la crisi di spaesamento abbia trovato anche molto buoni i maccheroncini prosciutto e piselli (la mamma nel frattempo ha detto che non aveva fame ed era sempre di là a telefonare).

Ma è successo anche che un bambino che doveva salire sul Suv della mamma per andare a casa, in via dei Colli, si è confuso ed è salito su uno scuola-bus che l’ha scaricato al Trebbo dove è rimasto da solo perché ovviamente non riconosciuto da nessun genitore. Da quel momento ha iniziato una nuova vita ed è andato a lavorare da un meccanico di cui poi è diventato socio. Mentre i genitori hanno continuato a crescere a loro volta un Andrea che aveva sbagliato mezzo pure lui e che è stato zitto perché ha visto che la villa dove era stato recapitato era un pelino meglio della bifamigliare a schiera del Trebbo. Il ginepraio di macchinoni all’uscita di scuola è tra l’altro molto pericoloso quando le mamme iniziano l’operazione della marciaindietro. Siccome ognuna ha tentato di arrivare più vicina possibile all’entrata della scuola (qualcuna provando addirittura di entrare col Suv in classe) la marciaindietro di ogni macchinone diventa uno spettacolo pirotecnico. Alla fine di ogni uscita di scuola vengono raccolti da Hera motorini schiacciati, biciclette divelte e spesso anche bambini ancora vivi.

Si pensa che prima o poi si studierà una regolamentazione per risolvere il problema. Ma per ora…nisba.

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