Tanti, tanti auguri, ma mi dici quanti così mi regolo?

Allora: “Tanti, ma tanti auguri!”. Scusate, possiamo quantificare? “Tanti” va bene, ma quando aggiungono ”ma tanti” significa che si deve per forza raggiungere un numero di auguri ragguardevole. Ma non si può rimanere così senza sapere quanti sono. Una quantificazione, anche in linea di massima, è necessaria. Non si può andare a vanvera con gli auguri. Io magari sono convinto che siano 120 e se invece magari sono 350? Bisogna essere precisi di questi tempi. Poi altra cosa che c’è da mettere in chiaro: perché gli auguri spesso sono “sinceri”? “Un augurio sincero di Buona Natale e di Buon Anno”. Cosa vuol dire sincero? Che se non scrivi così puoi essere preso per bugiardo? Anche sulla dimensioni degli auguri ci sarebbe da dire perché sono quasi sempre “oni” o “issimi”. “Oni” perché sono grossi”? Forse. “Issimi” un po’ invece sfugge come senso. Troppa confusione. Poi la gente ha bisogno in questi giorni di sapere dove sei. “Sei qua?”. “Stai qua per le feste?”. Dando per sottinteso che siccome stai qua allora sarà più facile vedersi. In realtà lo dicono sempre persone che non vedi da tre anni. “Sei qua vero per le feste?”. “Sì, sì, sono qua”. “Ah va bè allora ci vediamo”. Scontato no? E se io non voglio vederti? E se io sto “qua” ma poi ho deciso che mi faccio gli stracazzi miei? E se io dico che sto qua poi improvvisamente vado via? Provoco uno spiazzamento? Niente. Arrivano in questi giorni messaggi tipo: “Auguri  a te e famiglia”. E chi è questo? Il numero non è memorizzato e non lo conosci. La gente non firma, dà per scontato che tu abbia il numero in memoria ma uno può aver perso o rotto nel frattempo il telefono? Così arrivano auguri nel vuoto. E pare brutto rispondere chiedendo: “Chi sei scusa?”. La presunzione degli auguri non firmati andrebbe punita severamente. E infine la domanda a bruciapelo: “L’ultimo?”. Non chiedono neanche più: “Cosa fai l’ultimo?”. Ma: “L’ultimo?”. Sorge il sospetto che la domanda nasconda sempre una trappola e chi lo chiede molto spesso è uno che si vuole intrufolare perché non sa cosa fare e nessuno l’ha invitato. Quest’anno va di gran moda fare una “cosa molto normale”, in pochi, “senza tutti quei brindisi…quel mangiare”, “una cosa semplice come fosse un giorno normale”. Con tutti con le facce mogie. Senza botti perché Merola li ha vietati (ma ci va poi lui a controllare?), senza trombette, senza televisione col conto alla rovescia, senza mutandine rosse, senza bacino e soprattutto senza la frase “chi tromba a capodanno tromba tutto l’anno”. Quelli che hanno scelto questa soluzione “minimale” tutti contenti di solito prendono la botta di tristezza dopo la mezzanotte. E probabilmente vanno controllati dagli assistenti sociali perché la percentuale di suicidi potrebbe essere altissima. Intanto, notizia a margine, i bambini non suoneranno più alle porte come una volta per fare gli auguri alla mattina del primo. Anche perché 9 volte su 10 è una rapina. Buon anno.

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