“Te l’ho mai raccontata…?”
e subito serpeggia il panico

240_F_128877230_vp2nJ9T6hqaeumrYcKs3SWbxgeueFro0“Ti ho mai raccontato la volta che…?”. Ecco, questa è una frase che può decidere il destino di una  serata. E’ una frase che si abbatte su di noi all’improvviso, pronunciata appunto da uno che non è sicuro di averti già raccontato quella tal cosa. Quella frase, quando la si sente, si trema. Alla domanda si può reagire in modi diversi ma è sicuro che il pippone lo si becca. Se dici: “No, ne me l’hai mai raccontato”, il “bottons” parte automatico e lì bisogna vedere se poi il racconto è interessante o no. Ti può capitare anche un resoconto di un weekend di dieci anni prima in cui è successo di tutto, con sfighe plurime, esplosioni di comicità che fanno sganasciare chi le racconta (tu zero), e allora lo si ascolta passivi e alla fine si dice: “Soccia bello!”. Ma trattasi di gentilezza pura. Come è un gesto di grande gentilezza rispondere: “No, non non me l’hai mai raccontata”, mentendo spudoratamente perchè l’hai già sentita dieci volte. E allora te la ribecchi. Perchè il “pesante” è inesorabile. Va dritto per la sua strada. Come quando ti prepara la barzelletta con: “Te l’ho detta quella dei tre astronauti?”, tu rispondi: “Sì, la so già”, e lui te la racconta lo stesso, ignorandola la tua dichiarazione di estraneità. I “pesanti” sono tremendi. Il bolognese della piazza lo definisce così: “Soccia sl’è pàis!” e se lo sussurrano l’un l’altro i pensionati, quando un terzo attacca uno dei suoi pipponi già sentiti e risentiti. “Ti ho mai detto di quando io e la Nilde ci siamo persi in un viaggio in Egitto?”. Difficile che uno possa rispondere: “No, non me l’hai mai detto, ma non me ne frega una minchia di niente”. Sarebbe scortese. Dall’altra parte si offenderebbero immediatamente. Allora a volte accenni a un…”Sai che forse…sì, sì, adesso mi viene in mente…”. Stando sul vago. Ma l’inesorabile è inesorabile. “Allora dimmela mo’, com’era…?”. “No, perchè te la devo dire io? La storia è la tua”. Ecco che gli hai acceso il semaforo verde: “Va bò, allora te la dico…”. E parte. In quei casi bisogna vedere le facce. Il modo di annuire è tipico. Falso come Rolex. E le risate vengono tirate con degli elastici interni che non si vedono.

Se dici: “Sì, questa la so, me l’hai già raccontata eccome…”, con decisione, sicuro di te, l’altro è capace di stopparsi e pensarci su con lo sguardo alto, sognante: “Che avventura fu quella lì…”. “Ah sì, fu proprio una bella avventura…”, rispondi tu. Ecco, se fai tanto di allentare la tensione e cascarci con quel commento, la “cosa” viene su, si ripropone, come un friggione digerito male. E via: “Sì, poi fu clamoroso quando la Nilde chiese a un egiziano dov’era la tomba di Nefertiti e allora arrivò uno che parlava italiano che ci raccontò tutta la storia…”. Lì sei morto, perchè, parallela all’avventura del perdersi in Egitto, si affianca tutta la storia del faraone eretico Akenhaton e la situazione diventa notevolmente preoccupante per la stabilità dei marroni, di tutto il contesto di ascoltatori. Con la storia del “Te l’ho mai raccontata” si può anche scivolare sulla lite. “Te l’ho mai raccontata quella… ?”. “Sì, me l’hai già raccontata!”. “No, sono sicuro che non te l’ho raccontata!”. “Ti dico di sì, l’abbiamo già sentita dieci volte”. “Non mi dirai che ho l’alzàimer eh? Ti dico che non te l’ho mai detta, sono sicuro!”. “Me l’hai detta l’ultima volta un mese fa al compleanno di Ugo, vero Ugo?”. E Ugo sullo sfondo: “E’ vero”. Sale il nervosismo. “Allora vi siete messi d’accordo”. E  Ugo: “No te lo giuro, sei tu che sei rincoglionito, cosa ti fa la Mirella?”. E da un lato la Mirella: “Piano piano! Io non gli faccio un bel niente da ventanni”. Lui non la prende in ridere, anche perchè non è riuscito a raccontare la storia. Si aprono scenari apocalittici, amicizie ventennali si sgretolano. E vengono contattati avvocati, nelle ore successive.

 

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