“Fai ben la tengenziale…”
Se la moglie dà indicazioni

Senza titolo-1Sulle indicazioni ci si inchioda molto facilmente. Soprattutto quando si tratta di una coppia sposata da molti anni. La soglia del litigio è bassissima. La scena si svolge in una casa del quartiere Mazzini, sulle 9 di sera, un dopocena come tanti. “Soccia, domattina devo andare in via Martin Luther King”, fa lui, “…induv’el?”, aggiunge. Ovvio che le strade nate dopo gli anni settanta sono un mistero profondo. “Bemma è facilissimo!”, ribatte lei, subito pronta a mettere in salita il marito. “E’ dove abitava la Dora”. “La Dora chi?”, risponde lui che sa benissimo chi è la Dora ma l’età provoca qualche piccolo black-out mnemonico per cui la Dora in questo momento è come Asdrubale. “Bemma la Dora, tua cugina no?”. Lui realizza la faccia della Dora e fa finta di niente. “Ti convien far la tangenziale”, dice lei che come tutte le donne suggeriscono sempre ai mariti cosa gli conviene fare. Ma quel “conviene” in realtà è un ordine, non un suggerimento, perchè se lui fa così bene, se lui fa in un altro modo è un imbecille. “Io volevo fare la via Emilia”, eccepisce lui. “Con tutti quei semafori?”, ribatte lei e chiude il discorso sul percorso alternativo. “Dai, è là da via della Salute…”, dice lei, “…giri a destra dalla Ducati. Hai presente dove andavamo dal dentista?”. “Am m’arcord brisa”. “Ma dai, Lipparini, il dentista, lì all’angolo, c’è un tabaccaio, Grillo, ti sei fermato tante volte a prendere le sigarette…”. Lui vagola nel buio e nella nebbia dei ricordi. “Può darsi”, fa con tono possibilista. “Ma venendo da dove poi?”, chiede lui. Risposta. “Venendo dalla tangenziale…via della Fornace, passi di fianco a Nonno Rossi…”. Lui interrompe: “E chi èl Nonno Rossi?”. La moglie: “Stai scherzando? Nonno Rossi, il ristorante, dove ha fatto la Cresima la Giulia. Ti ricordi che te avevi il giradito e non riuscivi a tagliare la torta?”. Lui socchiude gli occhi. Poi risponde laconico: “Sì, ma roba del medioevo, la Giulia adesso ha cinquantanni…”. “Beh, insomma, venendo da li. Il tabaccaio ce l’hai a sinistra, vai avanti, sempre dritto. Sulla destra hai la Termal…”. Sì, la Termal ho presente…”, fa lui che si sente tornato improvvisamente in sella. Ma lei lo disarciona subito. “Hai presente che lì a sinistra c’è la strada che porta al campo Biancolelli, dove portavamo Stefano a giocare?”. Lui: “Ma io non ci andavo mica da lì. Venivo dalla via Emilia. Ma poi quando? Stefano adesso ha sessantanni…”. Lei sgancia un “Mocchè! Ne ha 41, ismito!”. Qui l’asticella del nervosismo si alza. Anche perchè lui si chiede come lei faccia a conoscere così bene quella zona che si sarà allontanata negli ultimi ventanni solo due o tre volte da via Benedetto Marcello. Poi si rassegna pensando che le mogli hanno la mappa di tutto. “Bemmo dai!”, rincara lei, “…che lì a destra hai via Fausto Coppi. Chi ci sta in via Fausto Coppi, dai mo?”. Silenzio. “Chi ci sta?”. Silenzio. Lui cerca con lo sguardo nel vuoto chi ci sta. Ma non lo trova. Poi butta lì un: “Tarozzi?”. “Mocchè Tarozzi! Tarozzi sta al Trebbo , te sei proprio sulla luna. Ci sta la Marisa, la sarta, dove porto sempre a scorciare i pantaloni! Dai che mi hai accompagnato anche te un sacco di volte”. Lui ha un barlume di logica: “Ma te, da via benedetto Marcello porti i pantaloni da scorciare a Borgo Panigale? Non c’è una sarta più vicina? Solo di benzina…”. L’accenno alla benzina fa scivolare il discorso sui consumi e sul fatto che lui lascia sempre la macchina in riserva. Non se ne viene più fuori. Alle 11 siamo ancora a metà di via della Salute. Via Luther King è più avanti. Lui va nell’ingresso a prendere lo stradario che però è del 2006 e lei lo accusa di non averlo buttato via e che gliel’aveva detto venti volte. La litigata che esplode di lì a qualche minuto è di quelle che i vicini si guardano e dicono: “Alè, e ònna!”, nel senso che è un evento ripetitivo. L’esito finale non è dato sapere. Il silenzio fa capire che i due si sono calmati. Le trattative su via Luther King riprendono domattina.

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