Ti passo il cane al telefono, vedrai che ti riconosce!

Scena abbastanza usuale. Due case. Casa di un nonno in cui il nonno medesimo è al telefono e probabilmente impugna un cordless col sistema tipico dei nonni, e cioè anche se col cordless potrebbe girare per tutta la casa, va invece a parlare nell’ingresso dove c’è la base del telefono. E casa di una nipote che col cellulare è in linea col nonno e gli sta dicendo: ”Prova a dire Gianluca, forte però”. Il nonno quindi, dal suo ingresso e dalla postazione fissa del cordless, chiama forte: “Gianlucaaaaa, Gianlucaaaa”. Il nonno avverte un inquietante silenzio (ma forse ci sente anche poco). Dall’altra parte c’è il cellulare della nipote accostato all’orecchio di un bimbo di un anno e mezzo, il Gianluca in questione. Il bimbo guarda nel vuoto, muove la bocca e muove le manine come le muovono quasi tutti i bambini di un anno e mezzo. La nipote riprende il cellulare e dice al nonno: “Ti sta sentendo! Sorride. Ti sta facendo ciao con le manine”. Non è assolutamente vero. Ma il nonno mette giù contento. E la nipote subito pronta dirà a tutti che suo figlio è un fenomeno perché a un anno e mezzo parla al telefono col nonno. E’ una scena classica. Una strepitosa proiezione di fantasia di nonni, madri, padri, figlie e nipoti. Il bello è che le facce o le smorfie o i gesti del bimbo in questione, sottoposto alla prova voce al telefono di un famigliare lontano, hanno la caratteristica di poter essere interpretati in qualsiasi modo uno vuole. Il bimbo fa un urletto? “Ecco, ti ha sentito, ha fatto l’urletto!”. Il bimbo ha il moccolo? “Ecco, ti ha sentito e gli è venuto il moccolo!”. Il bimbo emette un rumorino dal pannolino? “Ecco, ti ha sentito e ti ha fatto lo scorreggino! Ahahahah, che soggetto!”. E giù a ridere. Il fenomeno è preoccupante. Anche perché se il bimbo ride va bene, ma se piange allora si apre il problema che al bimbo sta sulle scatole tremendamente il nonno e non glielo portano più da badare. Da lì scattano livori e tensioni famigliari che non fanno bene al nonno.

Ma il fenomeno, perché di fenomeno si tratta, è estendibile anche al mondo degli animali. A volte al telefono ti fanno sentire le fusa del gatto e fin lì niente di male. Col telefono vicino il suono, anche se a volte non chiarissimo, è intuibile. C’è però chi sostiene che il cane o il gatto sentono la voce al telefono e hanno reazioni. Tipo: “Dai, chiama Lampo, forte, vediamo se sente”. E allora comincia il richiamo: “Lampoooo! Lampoooo”. Se uno guarda quello che sta urlando, magari per strada o in un bar, col telefono davanti alla faccia, un po’ distante dalla bocca, può sinceramente preoccuparsi e chiamare qualcuno. Dall’altra parte c’è un cane che ha una sola possibilità. O sta immbobile come fosse pietrificato, ma se fa tanto di muovere un orecchio, o girare la testa, o, in casi estremi, abbassare e alzare la testa è fatta. “Ti senteeee! Ti sente, ti giuro! Ha annuito! Ha fatto di si con la testaaa! Ahahaha, fantastico!”. Se poi si tratta di un gatto e il gatto in questione, mentre c’è uno o una dall’altra parte della linea che urla: “Batufoloooo! Batufolooo!”, sfrega il lato del muso sul cellulare (come fanno in realtà tutti i gatti con qualsiasi cosa e in qualsiasi momento) allora vuol dire che ha sentito e che :”…sai, sta sfregando il muso, ti sta chiamando, ti sta dicendo quando vieni a trovarci, amooore, è una stellina”. Niente. Non c’è niente da fare. L’unica soluzione per uscirne è come ho visto una volta. Un signore anziano che chiamava “Lillaaa, Lillaaa” e dall’altra parte qualcuno si vede che gli ha detto che la Lilla non faceva una piega. Lui allora ha chiuso così: “Me al saveva che la Lilla l’han capess un caz!”.

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