Tortellini, cene, regali: le cose da fare entro il 25

rsz_nataleAlè, ci siamo. Otto giorni a Natale. Da oggi (ma anche da qualche giorno fa, per la verità) la gente entra in uno stato di eccitazione catatonica, di delirium regalorum, di pippe spaventose, di permali da non fare, di auguri da non dimenticare, di saluti da ricambiare, di obblighi parentali. L’autocomplicazione della vita parte da oggi e arriva al 25. Le attività obbligate della gente sono diverse. Proviamo a condensarle.

1 ) Organizzare la cena per gli auguri di Natale con gente che si vede abitualmente durante l’anno ma anche con quella con cui non si va mai a cena. Motivo per cui, se tu oggi chiedi a qualsiasi persona amica “quando ci vediamo?”, ti risponderà “guarda, fino a Natale sono murato!”. Nel senso che non ha più un giorno libero.

2 ) Andare in giro per comprare i regalini della cena dell’ufficio, che bisogna prendere una cosina per tutti sennò se ne hanno a male. Gli incarti dei trenta pacchettini richiedono almeno due giornate piene. Sono poi quei pacchettini che la gente tira fuori da sotto il tavolo e li va a portare all’interessato facendo il passettino da regalo, cioè quello saltellante con la faccina furba. Le tavolate pre-natalizie sono caratterizzate proprio da questo muoversi contemporaneo di tanta gente che si alza, fa il passettino da regalo, consegna e torna a sedere (a volte, anche tornando, purtroppo, sempre con lo stesso passettino garrulo e saltellante).

3 ) Fare una cena per salutare qualcuno che va via due giorni o che torna dopo essere stato via due giorni. Questo è un classico femminile. Le donne si devono salutare anche se una va a Lavino di Mezzo e torna verso sera. Figuriamoci se uno va in vacanza normale, tipo quattro cinque giorni: bisogna organizzare una cena dove ci si saluta. E magari ci si raccomanda di non prendere freddo, di coprirsi bene, e naturalmente di postare delle fotine su Facebook o mandarle su Whatsapp (di solito sono foto di roba da mangiare, o di uno sugli sci in lontananza che potrebbe essere chiunque).

4 ) Pensare a chi fa i tortellini, quindi ingaggiare nonne, ex dade, zie, gente che sa dove mettere le mani. I tortellini poi verranno giudicati nelle cenone di Natale e l’argomento verrà sviscerato in non meno di una ventina di minuti, dove si dirà che erano meglio quelli dell’anno scorso, di quanto sono costati alla signora Cerè, del fatto che il ripieno era migliore tre anni fa eccetera.

5 ) Girare per i regali ai familiari. Lì si va per disperazione e consunzione. Alla fine degli acquisti spesso c’è il crollo. A me, per esempio, tre anni fa, hanno regalato sei paia di ciabatte.

6 ) Tenere gli scontrini di tutto, perché sennò non vale la frase scolpita nei secoli che si pronuncia quando si consegna un regalo, che è: “Se non va bene puoi cambiarlo eh!”.

7 ) Fare perbenino, non dimenticarsi di nessuno e fare gli auguri a tutti. Che hanno piacere. E che poi non dicano…

8 ) Comprare una scorta di pile, soprattutto chi ha figli piccoli, perché il giorno di Natale molti tabaccai sono chiusi e dopo il robot di Goldrake rimane mestamente inanimato.

9) Girare a vuoto, guardando le vetrine per ore, e ripetere la frase classica che si dice: “Ou, c’è un casino di gente in giro, ma i negozi sono vuoti”. Che non è vero, ma ormai è come il ritornello di “Sapore di sale”: oh, fa così, cosa vuoi fare.

10) Non dimenticarsi di aggiungere sempre, alla fine di un discorso sulle feste: “Finirà pure…”. Facendo seguire un sospirone (finto, perché in realtà non si vedeva l’ora).

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