Tutti che ti salutano per strada, ma guarda che gentili!

Si assiste ad un fenomeno incredibile. Mentre noi facciamo sempre più fatica a salutare a scambiare parole con gli altri (anzi le parole che scambiamo, spesso sono sanguinosi insulti, cancheri apocalittici, invettive mortali), appena ci mettiamo in strada al mattino, c’è sempre qualcuno in agguato che ti saluta continuamente. Ma non una volta sola, due o tre. Esci dal portone e c’è un uomo dai capelli nerissimi che fa “Buongiorno caro”, giri l’angolo e davanti al bar c’è un altro signore dalla pelle molto abbronzata che ti dice ad alta voce: “Buongiorno capo”, fai colazione, esci dal bar e sempre quello di prima stavolta fa: “Buongiorno signore”. Se gli fai notare scherzavi che poco prima però eri il capo, sei finito e ti viene offerto immediatamente un giochino a pila che si illumina e rutta o un animalino salterino che fa versi pazzeschi. Quindi tiri dritto e subito una signorina dai tratti orientali ti apostrofa felice con un “Ciao amico”, mentre viene subito sovrapposta da un tipo nerissimo che ti blocca con un: “Buongiorno dottore”. In cinque minuti sei già stato caro, capo, dottore, amico, ingegnere, capitano, professore, maestro. Ma è mai possibile una gentilezza così? E con così tanti titoli acquisiti? A volte ti gasi, pensi di essere veramente un dottore, o di assomigliare a un professore, o a un capo. E pensare che quello del piano di sopra, in ascensore, fa fatica a salutare col capo e non dice una parola per tutto il tragitto. Invece adesso in strada è una festa. Non hai un momento per ragionare, riflettere su una cosa, osservare in silenzio una vetrina o uno scorcio, che vieni letteralmente asfaltato da una valanga di saluti. Il popolo dei salutatori ovviamente vorrebbe venderti qualcosa ma in realtà gli basta uno spicciolo, un cinquantino o un euro. Quindi calcolando l’affluenza ai saluti (come l’affluenza alle urne) ammettiamo che tu gratifichi ogni saluto di 50 centesimi, in una ventina di minuti sei già sotto di una decina di euro come ridere. Anche le donne, certo le signore, loro forse vengono salutate ancora di più, perché l’uomo ha piu’ tecnica a far vedere che è molto impegnato e ha fretta, o anche (sublime) a far finta di aver ricevuto una telefonata e allontanarsi col cellulare incollato all’orecchio, parlando a nessuno. Le donne vengono travolte da un “Buongiorno cara”, “Buongiorno bella”, “Buongiorno signora”, “Ciao bellina”, “Ciao carina”, “Buongiorno meraviglia”. Tutti saluti detti in toni diversi e con accenti diversi. Con la conseguente squadernata di accendini fatti a water, o a pistola, o a biro, che hanno una durata ben preciso che oscilla fra le quattro e le cinque sigarette. Poi non vanno più. Però intanto sei stato salutato molto.

Provate a girare per il centro, a qualsiasi ora. E’ la Bologna delle incazzature e dei saluti che si mescolano in una garrula e rutilante mescolanza. Il problema è quando viene salutato uno incazzato, e infatti in quei casi scatta automatico l’invio a quel paese, anche in questo caso con diversità di toni e di termini: Si sentono solo i finali: “..gnatt”, “…ulo”, “…gare”, “…onzo” e altri suoni vari. Alla fine si torna a casi stanchissimi, salutati e affranti. Nessuno ti aveva mai salutato tanto in vita tua e…lo diciamo? Ma si va, lo diciamo: …e mai rotto i marroni così. Comunque: buongiorno signori!

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