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Tutti in fila per uno
ad aspettare le ore 20

Alle 8 meno dieci sono già lì. Dentro alle macchine. Fermi in seconda fila o un po’ a cavolo di cane, come si usa abitualmente. Poi aumentano di numero. Una coda per l’aldilà. Dove l’aldilà è il centro di Bologna, la zona proibita, nella quale si può entrare appena il giudizio divino di una telecamera lo decide. E la telecamera ha deciso per le 8,00. Sono tuuti là in fila con l’occhio all’orologio elettronico. Aspettano nelle loro macchine, chiacchierando, mandando messaggi, telefonando, andando su Facebook o guardando nel vuoto. L’attesa che appaia il fatidico: 20,01. E scattano. Attenzione però! Un momento. E se poi l’orologio fa delle pippe? Se non funziona perfettamente? Se sgarra e dopo per dimostrarlo ci vogliono ventanni? Aspettiamo ben le 20,02, per essere sicuri. Sono attese frenetiche, nervose, in attesa di passare il varco. Si vuole entrare dove non è permesso, nel cuore della città, per farla propria (o per andare al cinema o al ristorante che è uguale). “Vado a inquinare un po’ il centro”, diceva uno l’altra sera convinto di fare una battuta, ma tanto battuta non era. Le griglie di partenza che si creano alle porte, nei varchi, sono complicatissime. C’è la gara alla pole position e chi la conquista accede al paradiso dei parcheggi prima degli altri. In quei cinque-dieci minuti di attesa succede di tutto, è una vita che si snoda, che cambia, che si trasforma. Qualcuno fa la telefonata decisiva, qualcuno dà un saluto al volo all’amante, qualcuno spara una zecca alla moglie, qualcuno sbaglia a rispondere su un gruppo di Whattsapp e fa una grezza da sbiancare, due si baciano, uno si scaccola. Si possono fare molte cose in quell’attesa, all’ombra del giudice supremo. Che si chiama Sirio e fino a qualche anno fa era solo una stella della costellazione del Cane Maggiore. Adesso è un cane che ti morde se sbagli l’orario. Un morso a 84 denti che sono poi gli euro che devi pagare, 84 morsini sul conto corrente. C’è gente che si è conosciuta in quelle attese, soprattutto d’estate, quando si scende dalla macchina a fumarsi una paglia. Gente che si è piaciuta e messa insieme. “Pensa, ci siam conosciuti sotto un varco di Sirio…”, raccontano poi con gli occhi sognanti. Oppure: “Oh, ni cuederai ho lasciato mio marito sotto la telecamera di Porta San Vitale”. E al’altro in effetti fa fatica a crederci.

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