Tutti innamorati del:
“Alziamo l’asticella!”

palinasticellaUno, non si sa chi, lancia un termine, tutti se ne innamorano e lo usano a pecorame come fosse la grande novità. Adesso per esempio, già da un po’ per la verità, bisogna “alzare l’asticella”. Tutti. Forse il primo è stato un allenatore di qualche squadra, ma non è chiaro. L’espressione si usa di solito nel salto in alto, questo è ovvio. Ma adesso il modo di dire ha dilagato, come succede abitualmente, a macchia d’olio e tutti dicono che bisogna alzare l’asticella. Sono gli anni del “tanta roba”, dell’“anche no” e dell’asticella da alzare. In politica, negli affari, nello sport, nel mondo dello spettacolo sono tutti là che alzano questa benedetta asticella, col rischio che poi venga giù, a forza di tirarla sua. Se uno deve superare una difficoltà e fare un salto di qualità non gli par vero di poter dire: “Adesso qui bisogna alzare l’asticella”. E quando lo dice, sembra che lo dica così come fosse una cosa normalissima, buttata là, ma si vede lontano un miglio che sta godendo molto. E l’occhio, se lo guardi bene, si tronfia subito. Come dire: “adesso ti schiaffo nel discorso questo termine nuovo qui e te stai gobbo”. Gli altri, quando se lo sentono dire, hanno un momento d’impasse. Come dire: “cavolo, questo ha detto una cosa che io avevo pensato ma non mi è venuta”. L’asticella ormai la alzano tutti. Dagli allenatori che non hanno mai vinto una minchia, ai ciclisti della domenica che un giorno decidono di fare il Pordoi e ci restano secchi. In questo caso l’asticella si abbassa di colpo, forse un po’ troppo bruscamente. Dalle signore in palestra che si mettono a fare “Stronzates”, una nuova diavoleria venuta chissà da dove, così “alzano l’asticella” e possono sudare l’insudabile, a maestri o professori di scuola che vorrebbero alzare l’asticella e calarla con forza sulle dita degli studenti, ma non lo fanno perché due secondi dopo sarebbero sul Tg1 e denunciati dall’intero pianeta.

In tutti i campi. Alzano l’asticella le signore sposate da molto tempo, e la alzano rompendo i maroni ai mariti più dell’anno scorso (e stè tr’an l’è pìz!). Alzano l’asticella quelli che han fatto due soldi comprandosi la barca in Sardegna ma dopo un po’ si inzuccano nell’asticella stessa e rimangono rintronati dai debiti. Alzano l’asticella i politici quando fanno qualche bel discorso, tanto poi se non riescono a saltarla non dice niente nessuno e via andare. Alzano l’asticella negli uffici. “Qui bisogna che alziamo l’asticella della competitività”, dice il capo, e gli altri in silenzio pensano: “E tè xa fèt?”. Alzano l’asticella i saltatori in alto dell’atletica ma proveranno a inventarsi un termine nuovo perché non ne possono più di tutta sta gente che alza alza e poi non salta un bel niente. Alzano l’asticella i ciclisti che, oltre a girare sotto i portici, adesso entreranno nei portoni e riusciranno a fare un giretto anche nelle case, attorno al tavolo, mentre la gente mangia, ed entrare in contromano in cucina. Alzano l’asticella, si è detto, gli allenatori di calcio che poi aggiungono che bisogna essere “cinici” e qui bisognerebbe capire perché non “furbi”, o più “calcolatori”, o “più menefreghisti” (cinici piace un casino, invece, chissà perchè). Insomma è una gara a chi alza di più questa benedetta asticella. Una signora, l’altra mattina al bar, ha detto al barista: “Alzo l’asticella, prendo un altro caffè va là” (C’era bisogno dell’asticella?), poi è andata via tutta contenta. Perfino la nonna ha imparato il termine e dice: “Alzo l’asticella della dentiera perché mi sta stretta” e gli è rimasta in mano. E mentre tutto il mondo è là che salta e spera di fare il record del mondo, i pensionati della piazza hanno del problema una visione diametralmente diversa. Interrogato sul fatto se conosce il termine “alzare l’asticella”, uno di loro ha commentato così: “Guerda mo’ giovane…(pausa)…io l’ho alzata per degli anni l’asticella. Mo adès l’han va piò sò gnanc a murìr!”.

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