Tutto il mondo vede in giro Igor: “una persona normalissima”

rsz_igor“Oh vuoi saperne una? Ieri mattina c’era Igor a fare colazione al Bar Pasticceria d’Azeglio. Non ci crederai, era proprio lui. Ha preso un cappuccio di soia e una pasta. E poi, sai, così come si fa al bar, abbiamo fatto due chiacchiere, abbiamo parlato del più e del meno. Oh, vuoi sapere? Una persona normalissima…cordiale, simpatica, alla mano. Non se la tira per niente, anzi, era disponibile, gli ho chiesto un selfie e l’ha fatto. Non come tanti dei nostri cantanti o divi della tv che se la tirano e prima di concedersi ci mettono chissà quanto. Uno proprio tranquillo, uno di noi. Il classico vicino di pianerottolo. Guarda, mi ha fatto una bellissima impressione. Poi sorridente. Altro che quei musoni che ci sono in giro adesso. Niente. Ha pagato, ha salutato ed è uscito facendomi segno col dito sul naso di star zitto”. Questo è un racconto ovviamente assurdo e inventato, ma vedendo la leggenda che si sta creando attorno al ricercato storico di questi giorni, e conoscendo gli effetti collaterali che può dare il fenomeno, non è poi così lontano il fatto che si possa ascoltare una roba così. Con questo intercalare del “Una persona normalissima…”, che purtroppo viene usato ogni volta che succede una tragedia, o una disgrazia, tipo qualche barbarico assassinio famigliare o efferata uccisione di qualcuno, dopo liti di gelosia o quant’altro. Nei servizi televisivi, ma anche giornalistici c’è il pezzo di cronaca in cui si descrive la situazione che è quasi sempre un  po’ fastidiosa, macabra e angosciante, ma poi, quando c’è l’intervista ai vicini di casa o agli amici degli autori del crimine, salta sempre fuori questo tono: “Incredibile, era una famiglia tranquillissima, due persone carinissime, educate, sempre allegre, disponibili, col sorriso, mai un diverbio, mai una lite, son sempre andati d’accordo, persone (o persona) stupende veramente. Io non so proprio come abbia potuto succedere”. Sempre questo ritornello, immancabile. Con sullo sfondo le macchine dei carabinieri, le ambulanze e le barelle portate via con corpi coperti da lenzuoli. Il famoso rovescio della medaglia, l’altra faccia della gente. La psicosi di Igor è quasi incredibile, esponenziale. A parte il nome che non è già più quello, perché si è scoperto che si chiama in un altro modo, ma per tutti rimane e rimarrà sempre Igor, fisso. Sentite cose inenarrabili. “Io l’ho incontrato l’altro giorno in bicicletta, mentre facevo un giro, per me era lui, andava verso Monzuno…”. “Sono sicura di averlo visto a San Lazzaro in un campo che faceva lo spaventapasseri, fermo, immobile, oh era uguale!”. “Per me l’ho incrociato in macchina. Sulla bazzanese, era fermo a un semaforo, ci siamo guardati, era lui, identico, mi è sembrato che mi abbia fatto anche l’occhietto”. “Ti dico che era allo stadio, a Ferrara, a vedere la Spal, in tribuna, a un certo punto ha urlato “arbitro maiàl!””. Qualcun altro assicura di averlo visto a Casteldebole di notte, a tirare dei rigori da solo, sul campo dove si allena il Bologna”. Insomma, basta avere della fantasia e ci si catapulta subito ai tempi della Primula Rossa o di Fantomas e la leggenda diventa così forte che ci si dimentica di chi si tratta e di che cosa ha combinato. Quello passa in secondo piano. Nei bar della bassa c’è già quello soprannominato Igor. “Ou Igor, hai fatto una calata d’assi dal càz!”. Oppure, all’entrata di qualche vecchietto che è fisso lì da anni: “Guarda mo’ chi è què, Igor!”. Per arrivare a questa scena, reale, vista e sentita. L’altra sera nei bagni di un ristorante di Bologna, dei bambini stavano giocando e rincorrendosi assatanati. Uno ha urlato: “Oh dai, io ero Igor e voi i carabinieri…”. E’ autentica. E’ successo. Va bè, allora buonanotte. Allora possiamo preoccuparci veramente. Non solo di Igor però.

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