Un luglio così non l’avevo mai visto

Frase lapidaria che ricorderà nei secoli l’estate 2014: “Io un luglio così non l’avevo mai visto”. Ci sarà, in futuro, quello che sarà ricordato come l’anno del nevone, quello della siccità, quello del bisogna bere molto, quello degli uragani dai nomi impresentabili, ma ora ufficialmente anche l’anno del “un luglio così non l’avevo mai visto”. Non c’è bar, non c’è autobus, non c’è stradina del mercato, non c’è fila alla Coop o qualsiasi altro pertugio dove ci fossero almeno due persone, in cui questa frase non sia stata pronunciata con una cadenza di una volta ogni dieci minuti. E di lì a cascata, dietro alla frase regina, una serie di sottofrasi di accompagnamento: “Io ho tirato fuori il loden”. “Stasera accendo il fuoco nel camino”. “Siamo in inverno, tiro fuori gli sci”. “A che ora aprono gli impianti di risalita?”. “Tempo da tortellini in brodo”. “Io faccio il cotechino col purè”. “Mo vè, piove”. Qualcuno scherzando aggiunge la battuta, che però è entrata fra i classici e fa parte della mitologia, che è: “A Loiano nevica”. Facebook, osservava qualcuno, se fosse improvvisamente proibito postare messaggi sul tempo, avrebbe chiuso. Perché nessuno saprebbe più cosa dire. Non c’è essere vivente che non abbia messo foto di gente bagnata, di cieli bigi, di gattini fradici, di calosce e di “neri” in arrivo (tutte foto tra l’altro orribili). La notizia del giorno quando piove è che piove. E basta. Nessun’altra è più forte e riveste un interesse maggiore. Da quando esiste il mondo non sono mai stati pronunciati tanti socmel riferiti alla pioggia, come quest’anno. La gente per strada che consulta il malefico schermino del proprio cellulare da un mese non manda messaggi, non consulta wathsapp, bensì Meteo punto it, e scarica freneticamente nuove app. Un mio amico ha sullo schermo otto icone di meteo differenti. Dove poi una delle app dice che pioverà alle 16, una alle 17, una dopo le 15, un’altra che c’è il sole, un’altra che sta piovendo quando invece il cielo è limpido, ma poi si accorge, che in testa alla pagina, la posizione attuale, chissà perché, è Adis Abeba. Scherzo chiaramente del figlio o della figlia che non ne può più di sentir parlare del tempo e ha cambiato la città. “Senti, ma perché non fai il meterologo? C’è un test di ingresso, fanno un corso a Perugia…”, si sente dire in famiglie piombate nell’incertezza del dopo maturità del figlio. L’ideona viene accolta, di solito, con molta freddezza. Alcuni nonni, che vengono tenuti comunque davanti al focolare perché non si sa mai, tirano fuori perfino Bernacca (che è morto nel 93) e gli spunta una lacrima quando dicono: “Bernacca sì che ci prendeva, altro che quei cretini di adesso”. E di lì il dibattito che non ci son più quei bei metereologi di una volta. In questo contesto irrompono i catastrofici professionisti che, nei negozi, buttano là frasi tipo: “E poi è brutto anche la prossima settimana, viene bello solo il 20 agosto”. E vanno via di fretta lasciando tutti nello sconforto generale. “C’è uno che ha detto…”. Che poi diventa: “Sì sì, vien bello il 20 agosto, l’han detto…”. Dove l’impersonalità del soggetto obbliga la popolazione alla resa incondizionata. “L’han detto” e allora prendiamolo per buono. Basta. Ma intanto il luglio “mai visto” finalmente se n’è andato. Prima però è doveroso osservare non un minuto di silenzio, ma un minuto di culi bagnati, a quelli che, impavidi, hanno continuato a usare il motorino dicendo “ma sì dai, che tanto si apre”. Ou, l’avean detto.

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