Un mondo a testa in giù guardando uno schermino

Ufficiale: nessuno guarda più dritto. Una volta si camminava, si guidava, si procedeva con lo sguardo rivolto in avanti. Gli occhi si muovevano anche lateralmente ma per avere un raggio di azione più ampio. Oggi basta fare due passi in centro, in via Rizzoli o in Galleria Cavour, ma anche alla Bolognina o alla Cirenaica e ci si accorge della grande mutazione. Tutti sono chini a guardare dentro a uno smartphone. Uomini, donne, ragazzi, bambini, nonni, nonne, autisti, commesse, ciclisti, automobilisti, qualsiasi categoria. Giriamo col telefono in mano e lo guardiamo senza più alzare lo sguardo. Anche la gente a cena, a tavola, o al tavolino di un bar, soprattutto se in compagnia. Nessuno stacca l’occhio dallo schermo del suo telefono. Si assiste a silenziose colazioni di due o tre donne leopardate che hanno appena accompagnato i cinni a scuola e ognuna sta mandando messaggi, controllando la mail, sbirciando Facebook o giocando a Ruzzle ignorando completamente le altre. Perché le altre o gli altri non esistono, non ci sono. Fantasmi, ectoplasmi, figure sbiadite intorno a noi. Gente che sta allo sportello della posta e ignora l’impiegato continuando a digitare messaggi, gente che controlla Facebook in sala operatoria poco prima di essere anestetizzata, gente che tromba giocando a Ruzzle col telefonino sul cuscino di fianco. Un fenomeno di dimensioni gigantesche, incontrollabili e dagli effetti esponenziali devastanti. Il mondo bolognese è a testa in giù. Questo dà anche qualche piccolo vantaggio, per esempio lo sviluppo del senso delle distanze: la gente gira guardando dentro al telefono e riesce ad evitarsi, come avesse un settimo senso, che dà la percezione dell’ostacolo. Poi d’accordo,il destino è destino, la signora sul Suv che sta messaggiando e sbatte contro a un autobus è fatalità. Come quella di un pedone che attraversa i viali digitando sullo smartphone e viene asfaltato da una macchina. Va bè, quello si sa, fa parte del gioco. Molto bello è anche quando qualcuno fa un bancomat e tu sei lì che aspetti. A un certo punto ti accorgi che il tizio davanti a te (o la tizia) è sempre chino sullo schermo. Ti sporgi un po’ di lato essendo già passato un quarto d’ora e ti accorgi che sta guardando in realtà dentro al suo telefono. Si era semplicemente fermato lì. A seguire qualcuno su Twitter. Allora fai l’ehm ehm, schiarendoti la voce come per attrare l’attenzione. Lui si girerà e sempre guardando dentro allo schermino e sbirciando l’ultimo tweet di Melissa Satta si allontanerà. Non ti ha visto. Per lui sei solo una figura annebbiata, un’ipotesi di cittadino. Una nonna l’altro giorno che si era incantata a digitare messaggi con la nuora su una torta da fare, si è persa (c’era molta nebbia) ed è stata ritrovata sulla San Vitale, quasi a Canaletti, che camminava e non aveva mai staccato lo sguardo dal cellulare. Un mondo a testa in giù. Ci inzuccheremo pure una di queste volte in qualcosa di duro. Ma proprio dando una gran botta. Da rimanere suonati. Anche se lo siamo già.

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