“Un “nonnulla” di qualsiasi cosa sui nostri piatti per renderci felici

Ormai si vive di minimalismi cronici. Influenzati dai linguaggi culinari di Masterchef Italia, Masterchef junior, Masterchef donne, Masterchef nonni, Masterchef nani, Masterchef borazzi e chissa’ quanti altri ne inventeranno parliamo tutti come dei cuochi provetti, usando termini specifici che applichiamo alla realta’. Adesso e’ tutto “un velo di…”, “un nonnulla di…”, “una parvenza di….”. Come nelle ricette. Esempio. I cuochi dicono che sulla tal insalata bisogna mettere alla fine “un velo” di aceto balsamico, dove velo diventa unita’ di misura e subito la gente in ferramenta chiede un velo di Attack. Lo chef indica che sul tal piatto ci va un nonnulla di bottarga e immediatamente il padre da’ un nonnulla di legnate al figlio che va male a scuola. Si vive di minimalismi. Adesso si “destrutturano” i sapori, sbandierano con nonchalance i cuochi provetti. E la gente non capisce bene ma assimila. Quindi “destruttura” la casa di campagna, o un vecchio cesso facendone una poltroncina.

Non si dice piu’ “un pochino”, “un qualcosa”, “un po’”. E’ roba vecchia. Adesso sul timballo ai funghi c’ è il sospetto di zafferano. La casalinga bolognese poi invece continua a mettere in tavola un piatto di tagliatelle e anche se dice che c’e’ il sospetto di ragù, il sospetto vero e’ che quel ragu’ si ripresenti anche di notte. Dove poi si ha un sospetto di rutto, di cui tutti hanno invece la certezza perche’ il relativo suono fa crollare qualsiasi dubbio. Anche il nonno quando gli passi accanto fa nascere un sospetto di bronze ma a volte non e’ cosi’. Perfino i pensionati della piazza, gente con termini spicci e a volte un po’ grossolani sono influenzati dalla nuova tendenza e l’altro giorno uno ha detto che gli e’ arrivata a casa una parvenza di multa, ma in realta’ non era tanto una parvenza perche’ c’erano da pagare 180 euro.

Al ristorante il cameriere chiede: “Vuole un po’ di parmigiano?”. Risposta della signora: “Una zcaglietta grazie”, dove la zeta e’ d’obbligo in certi ambienti, al posto della esse. Oppure: “Gradisce un whisky per finire?”. “Si grazie, ma un velo”. Infatti alcuni ristoranti hanno pronti nel retro dei leggerissimi veli di whisky poi prontamente stesi sulla testa del cliente che dopo beve facendo come un fumento. O ancora: “Vuole un po’ di limone sull’insalata di gamberi?”. Risposta: “Si, ma un sospetto, un’ipotesi”. Vai mo di la’ in cucina, se sei un cameriere serio, a farti sospettare da un limone o a fargli mettere giu’, al limone, due righe per stendere una sua ipotesi. A volte il limone, pur volonteroso, non ce la fa. Ho sentito uno una sera rispondere alla domanda: “Devo mettere un po’ di pepe sulla carbonara?”, “Si, un niente…”. Il cameriere allora l’ha preso alla lettera e non l’ha messo. Il cliente ha detto che cosi andava benissimo, che il pepe dosato cosi era perfetto. Ma forse era molto piu bello quando, riguardo al parmigiano da mettere sui tortellini, ne chiedevi  “un casino”. O: “un rozzo”, con le zeta pesanti da bolognese. “Ne metta una valanga”, una volta ho sentito dire. Si e’ aperto un bocchettone sul soffitto e una valanga di formaggio ha sommerso tutti e non si vedeva piu’ nessuno. Solo parmigiano che arrivava a due metri. Ma in un punto, all’improvviso, ricordo che spuntava un sospetto di forchetta. E in un altro punto un velo di capelli tinti.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *