Un po’ sghembo, diagonale come può essere il lunedì

11050234_1554153621518542_2435545660035498631_nIn certe giornate di nebbia, anche a marzo, dove c’è un autunno inaspettato, improbabile ma palpabile ci sono alcune cose che ti possono fare molta compagnia. Sono alla rinfusa come dentro a un cesto di biancheria che poi mandi a lavare. Ma intanto spulciando fra la roba vengono fuori le cose. Il sapore della sera prima, una birra con gli ultras del Gate 12, l’asta delle maglie, un mondo da leggere dal di dentro, un mondo di urli, di gioire, di rabbie, di cazzotti e di magoni. E di passioni. Poi via altre cose dal cesto. Una canzone di Jannacci, qualsiasi, storta, sghemba, diagonale come lui. Una pagina a caso di uno Scerbanenco, stando di fianco al muoversi logico del Duca Lamberti, che vorresti fosse un tuo amico o che comunque avresti voluto vivere, come la Milano del derby, di Beppe Viola e degli sguardi rispettosi verso San Siro. E ancora. Un ricordo di quella volta che. Il momento sospeso di un gatto che non sai quando finirà né quando è cominciato. Il giornale letto all’indietro, come sempre, partendo dal fondo, nessuno sa perché, roba da psicologici. Una radio accesa e subito rispenta alla prima bestialità sentita di calcio. L’odore di smalto da unghie che viene dal piano di sotto che poi è molto strano perché nessuno lo usa. La vespa in garage che pensi stia dormendo o sussurrando qualcosa nel dormiveglia alla macchina. Un progetto da scrivere che non ne hai voglia. Il ciondolare pensando sia un anticamera di creatività e invece è ciondolare e basta. Un giorno che ti sembra inutile ma se non ci pensi può diventare utilissimo, come attaccare un quadro. I lunedì son così. Quatti. Roba quatta, da tener presente e mettere via.

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