Una categoria pericolosa: i massacratori delle visioni video

Chi confeziona piccoli video-ricordo di viaggi, o cortometraggi, o piccole produzioni famigliari che poi fa vedere a parenti ed amici, chi insomma ci tiene a far vedere qualcosa a qualcuno, ha un nemico di solito che si annida in questi gruppi di visione e di ascolto. Un nemico occulto, misterioso. “Allora vediamo il video?”. “Dai si”. “Tutti pronti, dai, non vedevo l’ora”. Gli ospiti si accomodano sul divano. “Aspetto che prendo il portacenere…”, i preparativi sono febbrili, e tu sei già lì pronto che aspetti col tasto del telecomando del dvd a far partire il filmato. Te l’hanno già chiesto diverse volte di vederlo, quindi vuol dire che ne hanno voglia.

Chi mostra la cosa, chi l’ha fatta, è in una certa tensione, si accerta che l’audio sia giusto (di solito parte sempre il video e non si sente una minchia ed è già colpo mortale per il “neo regista”). Il quale neo regista avrebbe il desiderio profondo che tutti guardassero e ascoltassero in silenzio, avendo lui centellinato fotogramma per fotogramma, musica per musica, azione per azione, con la cura tipica di chi si impegna di fare una cosa fatta bene. E qui veniamo ai nemici. Si annidano nel griuppo e tu non sai chi sono. Ma appena partono le prime immagini, che ne so, per esempio di una strada di Bologna o di qualche altro luogo, il “massacratore di atmosfera” fa immediatamente: “Dove siete qui?”. “Cos’è via Vinazzetti?”. E un altro prontissimo: “Ma no, non vedi che è via Urbana?”. A questo punto colui che ha preparato il video, come trafitto al cuore da una lama affilatissima, risponde secco e velocissimo: “Vicolo Broglio”. Lì esplodono via via altri massacratori di professione. “Eeeeeh ma sì, è dove c’era l’Art Club…”. E un altro: “Nooo, non era lì l’Art Club, lì c’era il Black Shadow…”. E parte una discussione sul fatto che il proprietario del Black Shadow era Paolo Bacilieri, si arriva ai tempi del Musichiere, eccetera eccetera….Ma intanto il filmato va inesorabilmente avanti e le scene successive vengono perdute dagli spettatori, così come gli eventuali dialoghi. Il video è rovinato, il “regèsta” azzerato, la situazione irrecuperabile. La domanda è: perché in quei casi la gente non sta zitta, guarda la cosa e poi alla fine dice bello, brutto, fa schifo, bellino o qualsiasi cosa? Perchè deve parlare in mezzo? Il “dove siete qui?” ( o il “dov’è pure lì?) è la frase mortale che fa crollare ore di lavoro, di minuziosa scelta delle cose, di emozionata attesa per mostrare qualcosa di proprio alla gente. Perché bisogna sempre riconoscere i posti? Perché non si può guardare tranquillamente in silenzio senza chiedere se quella è via Farini? Tanto lo sai che è via Farini, la vedi! E allora! Basta che compaia un’immagine di Bologna e scatta il commento (succede anche al cinema per un film): “Eeeeeh, guarda lì è Piazza Santo Stefano”. O: “Dove è pure quell’incrocio?”. Magari chi fa quel tipo di commento pensa di farsi vedere interessato, di essere partecipe, di sottolineare l’attenzione alla proiezione. Invece chi ha fatto il video (vi asscuro) sotto i colpi di quei commenti è clinicamente morto. E fa di tutto per non crollare a terra fulminato in preda a spasmi nervosi. Come quando vedi che durante la proiezione qualcuno sta mandando messaggi ed è fisso sul telefonino. Si vede che non poteva aspettare, e disperatamente speri che almeno stia sentendo l’audio. Ma si può stare attenti cinque minuti per favore? Non ringraziate il cielo che non ci sono più le 350 diapo da vedere? Ci sono dei piccoli video. Piccolini. Poverini. Abbiate pietà.

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