Il festival dei cioccapiatti
in giro per Arte Fiera

Forse una delle opere d’arte più interessanti di Arte Fiera sono i visitatori. La gente che si aggira, che guarda, che soppesa, che stringe gli occhi per vedere meglio. E’ una categoria ben precisa: il “cioccapiatti” da Arte Fiera. L’“esperto”. Quello che ne sa a tronchi (come ahimè si dice). Nessuno si azzarda a dire una cosa: che quasi nessuno ci capisce un accidente. Fa finta. Se lo dice tutti si scandalizzano, ti guardano come un pezzente. Il cioccapiatti da Arte Fiera ha il problema del comportamento. Prima di tutto deve osservare un tempo di sosta davanti a un’opera che non sia troppo corto, sennò è un cretino. Deve rimanere fisso, in silenzio. Il gallerista o l’artista intanto lo sta guardando. E’ una guerra di nervi. Uno dei due prima o poi cederà. Cioè: o il gallerista rompe e il silenzio e attacca un bottone colossale raccontando la sua vita o il visitatore annuisce lievemente con la testa e si libera. Dopo aver annuito può andare. Se vai con un amico non sai mai quanto lui ne sappia più di te e questa è un’altra guerra di nervi. Di solito uno dei due a un certo punto (davanti a un water da dove spunta per esempio un braccio di un manichino) dice con aria compresa: “…c’è qualcosa”. L’amico che non ci ha visto niente si sblocca e commenta: “Eh sì, molta simbologia (che va sempre bene)” e si può passare a un’altra opera. Altre frasi che si sentono davanti alle opere: “A me
lui è sempre piaciuto”, “Questa è geniale, ma come ha fatto?, “Lo adoro” (di solito è tipica delle donne che devono però avere per forza l’occhialino intellettuale o qualcosa di strano ai capellì sennò la frase perde di senso), “Qui si vede tutta la sofferenza”, “Io lo conosco, ha una moglie bellissima”, “Pensa l’artista è olandese e dicono che è uno che puzza”, “Io che faccio l’idraulico di istallazioni ne faccio una tutti i giorni”. Nessuno, dico nessuno, che si azzardi mai a dire la frase resa famosa da Fantozzi. Cioè che uno davanti a un opera (tipo un pomodoro con sopra una sedia in bilico su una gamba) stia zitto qualche minuto, con l’artista lì presente in attesa di un giudizio, con la supance estrema, sbotti con: “E’ una cagata pazzesca!”. Invece è tutto un complimento, un ammiccamento, un senso di incontrarsi lì e salutarsi con ammirazione (come dire: “Ah ci sei anche te, credevo fossi un cretino invece se sei qua…”). E immancabile c’è quello che dice: “Sì carina quest’anno, ma qualche anno fa era molto, molto meglio”. Con l’altro di fianco che si illumina perché può dire: “Ah bè, la crisi si sente anche in questo settore”.  Finisce con un tizio che era stato dieci minuti a fissare il water col braccio del manichino che spuntava fuori e che si sblocca, va via ma dopo cinque passi tona indietro a dare un’ultima occhiata. Si vede che c’era qualcosa che gli era sfuggito.

One Response to Il festival dei cioccapiatti
in giro per Arte Fiera

  1. Massimo Rispondi

    29 gennaio 2013 at 16:56

    semplicemente . . . . . pausa di riflessione . . . . geniale

    B-)

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