“Vada sempre dritto” e si arriva dappertuttto!

rsz_fotoBologna è famosa per la sua circolarità. E se tu giri in tondo, è chiaro che prima o poi, nel luogo che devi raggiungere ci arrivi. E’ una specie di calcolo delle probabilità. Per questa ragione a Bologna, su richiesta specifica di una strada, una piazza, un monumento, si risponde di base in modo semplicissimo: “Sempre dritto”. “Mi scusi dov’è Piazza Maggiore?”. “Ah guardi…lei va dritto, sempre dritto, poi gira a sinistra e la trova”. La base, a parte il girare a un certo punto, è sempre il sempre dritto. Che quando è molto dritto diventa: “Le vada sempre, sempre, sempre dritto”. Dove il sempre ripetuto tre volte dà un’idea molto concreta della “drittaggine” del percorso. Alcuni turisti, o comunque persone che vengono da fuori, sottolineano spesso questo fenomeno e dicono: “Ma perché a Bologna bisogna andare sempre dritto? A me dicono tutti così…”. Un momento. Il bolognese dice fondamentalmente due cose: “Lei vada sempre dritto”, oppure, per certificare la circolarità della città e delle situazioni, “Lei bisogna che faccia il giro”. Perché la direzione “sarebbe” dritta. Ma dritto spesso non si può, per via delle elucubrazioni dell’ufficio traffico, di solito dopo una cena pesante. E allora bisogna fare un giro, e prenderla sempre da un’altra parte. Spesso per effetto delle telecamere, dei vari Sirio e Rita, lo si prende da un’altra parte ancora, ma questo è un altro discorso, più complesso e scabroso. “Via Calcavinazzi per favore…?”. Risposta senza esitazioni. “Lei va sempre dritto e la trova”. Ma come è possibile? Perché se io vado dritto trovo tutto? Ma perché? Cosa c’è sempre dritto? Un imbuto che risucchia tutte le richieste? Una semplificazione stradale di cui il bolognese è maestro? Oppure…sorge spontanea un’altra ipotesi. Ma non è che si risponde “sempre dritto” perché non se ne ha voglia mezza di stare lì a spiegare come raggiungere un punto o una strada? Obnubilati dalla bocca de tagliatella o da tortellino (molto visibile soprattutto quando siamo alla guida della macchina), spesso gliela diamo su. E che gli altri si arrangino. Non che il bolognese sia scortese, intendiamo. Ma non è neanche un mostro di cortesia. A New York se giri con una cartina in mano si fermano, ti vengono vicino e ti chiedono se hai bisogno. Che a volte ci si ritrae impauriti temendo chissà cosa. Se a Bologna c’è uno che una cartina in mano chi gli passa accanto di solito fa: “Però, come sono aumentati i turisti ultimamente eh?”. E riga. Figuriamoci se andiamo a ficcare il naso su dove deve andare. A Manhattan una volta uno mi ha detto: “Deve andare a Washington Square? Venga con me faccio la stessa strada, prendiamo il metro poi le dico dove deve scendere”. Beh, altro pianeta. Qua andiamo via di “sempre dritto” e tagliamo la testa al toro. Resta da vedere il risultato. Perché quelli che vanno dritto, sempre dritto, dove arrivano alla fine? C’è un punto in cui si fermano? C’è una barriera, un punto in cui sono costretti a bloccare il loro andare? E se devono fare il giro? Cosa succede in quel caso? Si profila l’ipotesi di un deambulare molto confuso, di gente che va sempre dritto e gente che fa il giro. Sarebbe importante che ci fosse un punto in cui tutti si incontrassero. Per scambiarsi pareri e opinioni. Uno un giorno col fatto di dover andare sempre dritto, l’ha presa talmente in parola che si è trovato a Funo. E se non lo fermano va ancora avanti. Anche perché, per lui, via Centotrecento era sempre dritto, e a volte i turisti non sono sveglissimi e non molto elastici. Estratto flash da una discussione in piazza l’altro giorno fra pensionati: “Sai dove devi andare te? A fer dal pugnàt!”. “E duv’èl?”. La risposta è arrivata decisa e sicura: “Sàmpar drètt!”. Poi se non lo trovi magari chiedi…

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