Vi siete accorti che le mogli contano le cose che mangiano i mariti?

“Ne ha già mangiate otto…guarda mo’”. E l’amica: “Ah, ho visto, anche Mario, Mario però solo sette”. Si parla di arachidi. Dopo una cena, a tavola, al ristorante, o anche in casa, è indifferente. Le coppie che stanno insieme da molto tempo si notano da un particolare: la moglie tiene il conto delle cose che mangia il marito. E glielo tira fuori, o subito, o il giorno dopo, o quando le farà comodo per sottolineare che è grasso, che ha una pancia che fa impressione, che se va avanti così finirà male. Il marito vacillerà ed entrerà in confusione perché quasi sempre ha appena incontrato un amico o un’amica che non vede da cinque anni che gli ha detto: “Ma come stai bene, sei in gran forma, e poi sei dimagrito!”. Il marito, a quel punto brancolante nel buio, troverà molte difficoltà ad orientarsi e a capire dove sta la verità. Qualche volta si alzerà, andrà in bagno e si andrà a specchiare, prima di fronte e poi di profilo. I bagni dei ristoranti sono pieni di mariti che si specchiano per controllare se è vero che hanno una buzza che non si può guardare o che stanno tirando gli ultimi. Le verità numeriche delle mogli sono un grande classico. “Ne hai già fumate cinque, due stamattina e tre oggi”. “Hai visto Licia? Ha già mangiato quattordici streghine…per me sta male”. L’uomo si stupisce, a volte non si rende conto di aver mangiato quattordici streghine, ma soprattutto che ci sia qualcuno che, nell’ombra, in mezzo a discussioni e a chiacchiere, facendo finta di niente, le ha minuziosamente contate. Il fenomeno accade prevalentemente dopo il decimo anno di matrimonio. Ed è un fenomeno esclusivamente legato all’universo femminile. L’avete mai sentito un marito a tavola che dice alla moglie: “Hai già mangiato quattro grissini”? O: “Ho visto che è già il terzo bicchiere di vino”? Impossibile, quasi matematicamente. Invece il marito è catalogato, schedato, monitorato sempre. Forse da qualche parte ci sono dei libri in cui vengono conservate tutte le sue statistiche. Consultandoli lui potrebbe venire in possesso di dati fondamentali, tipo quanti bicchieri di vino ha bevuto, o quanti stuzzicadenti ha usato, o quanti caffè ha preso. E’ come una cartella clinica. Le donne hanno le cartelle cliniche dei rispettivi e le tengono in un luogo nascosto. O forse le sanno a memoria. Di solito, a tavola al ristorante, quando la signora sottolinea una quantità mangiata dal marito, per esempio di dolcini, di quelli che i ristoratori mettono sulla tavola a fine pasto, il marito quasi sempre commenta con un: “Mo soccia che du maròn”. Ma poi sotto sotto sa che ne ha mangiati troppi, e si pente. E allora dice con l’amico a fianco: “E’ il famoso senso di colpa che ci frega, me a l’ho sampar dett”. Si assiste spesso anche a scene pietose con l’uomo che mangia i biscottini di nascosto, o aspetta il momento in cui la moglie va a fumare (e lui, va sottolineato, non le ha detto: “E’ la terza”) o per farsi un grappino. Viene però subito “sgamato”. La moglie rientra e mentre sta parlando fitto fitto con l’amica, di colpo si gira, quasi distrattamente, come fra poarentesi, fa: “Ti sei bevuto la grappa eh?”. E lui: “Noo”. Lei: “Ti ho visto da fuori, dal vetro”. E riprende subito a parlare con l’amica. Ormai si vive in trincea. Come in guerra. Una calda una fredda. Dal “Ma come sei dimagrito, stai bene mi sembra” dell’amico incontrato in centro al: “Guardati, stai ingrassando a vista d’occhio”, nel giro di pochi minuti. “Forse le misure, come la vita – riflettè lui – sono solo un grande effetto ottico”. E andò ad accendersi una paglia dietro a una pila di scatoloni in cantina.

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