Un giorno cambiare casa, cambiare città, mettersi sulla via Emilia e andare verso Cittanova, che è un po’ il West, un po’ il sogno, un po’ un mondo nuovo che si spalanca davanti.
Cittanova è Bologna, la Bologna degli anni 70, che Francesco Guccini ha descritto e cantato in “Cittanova blues”, un libro che ora diventa uno spettacolo teatrale.

E’ Giorgio Comaschi che in questo “Fra la via Emilia e il West” affronta l’eloquio iperbolico e aulico di un grande cantautore con l’appoggio musicale (ma anche teatrale, in un certo senso) di Juan Carlos Biondini, detto Flaco, il chitarrista argentino che da molti anni è al fianco di Guccini nei concerti e negli album.
Giorgio Comaschi, attore e regista, ma anche giornalista, affronta il testo visionario, poetico, suggestivo, ma anche duro e sarcastico del “Maestrone” di Pavana, con una lettura recitata e arricchita dagli stacchi di Flaco alla chitarra, di musiche dell’epoca e da fotografie su grande schermo che formano uno spaccato di una Bologna ormai scomparsa ma ancora capace di dare emozioni e brividi.
I momenti di grande comicità si fondono con quelli poetici passando attraverso le scoperte delle osterie di fuori porta, i sogni giovanili, i rapporti con le ragazze, l’arrivo della Cinquecento Fiat, le disperate ricerche di un “trappolo”, il sogno americano, fino alle disillusioni dei giorni nostri e al monologo finale che è una specie di “Avvelenata” degli anni duemila in cui Guccini mette in mostra il cambiamento della città, dei suoi usi e costumi e della sua autenticità.

Si ride e ci si commuove, a cavallo fra il reportage giornalistico e il teatro in cui il popolo gucciniano, ma non solo quello, può riconoscersi senza nostalgia, ma col piacere di farlo.

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