Negli inferi della nuova stazione

Ti annoi? Hai caldo? Non hai il becco di un quattrino? Bene: c’è un viaggio fatto apposta per te a costo zero dove devi lavorare un po’ di fantasia ma neanche tanto. Raggiungere il binario 19 della nuova stazione. Si parte da Bologna (fai finta di dover partire). Solito piazzale, solito andirivieni, solito salone dove non c’è più la biglietteria ( l’han messa provvisoria sul primo binario verso Firenze), soliti nasi puntati verso il tabellone. Vai. Sottopasso per i binari, le luci soffuse, i neon stanchi, le uscite ai binari fino all’11 poi…è come se partisse una musica, uno stacco d’arpa, di quelli che ti catapultano nel tempo. Il corridoio diventa bianco, una gran luce, forse le porte dell’aldilà sono così. Non sei già più a Bologna. Pensi ai tuoi cari. A destra c’è il buco che ti inghiottirà. Binari dall’16 al 19. Cominci a scendere. Una rampa e sei in un aeroporto, forse quello di Chicago con quegli spazi immensi dove non c’è nessuno. Non capisci se hai la coincidenza per Saint Louis o se stai semplicemente passando sotto alla Bolognina. Ci sono ancora i lavori in corso è chiaro, altrimenti che ci fa uno spazio come il crescentone Piazza Maggiore completamente vuoto lì sotto? Vien voglia di correre. O ti tirar fuori un pallone e dare due calci. Ectoplasmi vaganti. Un uomo vestito di giallo con un macchinino per pulire. Si alzano nuvole di polvere segno e se la polvere è più in alto il pavimento in questo istante è pulito. Chissà fra tre secondi. Scendi ancora. Viaggio al centro della terra. Non c’è Giulio Verne, ma incroci Angelo Varni, direttore dei musei e presidente dei beni culturali. Sta tornando sulla terra perché forse aveva qualcosa ancora da sbrigare. Ecco, adesso sembra un altro aeroporto, somiglia a quello di Minneapolis ma sono le tre di notte perché i coffee shop e i negozi sono chiusi (in realtà perché non gli hanno ancora mai aperti). Senti il fuso orario e ti viene sonno. A un certo punto c’è una panchina nel nulla con due viaggiatori seduti. Poi negli spazi immensi, come una nuova ala del Louvre, un baracchino con scritto Italo e una signorina dentro, come un miraggio. Forse è una sagoma, speriamo, perché se è vera si annoia sicuramente un casino. Anche i baracchini Le Frecce, piccoli totem nel deserto, nascondono presenze umane. Ma le indicazioni sono chiare. Non è vero che ci si perde, il bolognese non è abituato a leggere, va a naso da una vita e allora si lamenta. Binari 16-19. Si scende ancora, scale mobili serafiche che appena ci metti un piede sopra aumentano la velocità, e adesso sei veramente a New York, nella metropolitana che hanno rifatto senza topi e molto più larga. Dal tunnel là in fondo sbucherà un treno. Ti senti nessuno, proprio come a New York. Se sparisci adesso nessuno saprà mai più niente di te. Bologna è lontana anni luce. I bagni, belli e moderni, sono invece ancora a Bologna perché in terra c’è la pozza d’acqua e la carta igienica srotolata (siamo noi, siamo noi!). Adesso il viaggio è finito. Una volta appurato che il binario 19 esiste, si torna in superficie. L’impatto con la piazza davanti alla stazione o con via Carracci è una bella botta. Da Chicago ai viali, dal centro della terra al ponte di Galliera. E’ stato un bel viaggio. Resta un po’ di tristezza per non aver trovato i binari 12-13-14-15. Non ci sono. Che siano quelli di Harry Potter per entrare a  Hogwarts?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *